Regalìe
Mi sono fatto un regalo, due giorni di ferie, dormire senza pensare, pensare a come non pensare. Ma c’è chi si è preoccupato per me, per la crisi di mezza età che potrebbe cogliermi, e si è premurato di farmi dei presenti. Mi sembra giusto riportarne per sommi capi gli estremi (ma come diamine parlo stasera?). Il mio amico Luca mi ha regalato una bottiglia di whisky, un Macallan twelve years old, graditissimo con l’inverno alle porte. Poi una felpa, di quelle con la cerniera davanti (e che quindi cambia nome ma non so come chiamarla), che mia suocera, gran donna, ha pensato bene di fornirmi per ripararmi dai rigori dell’inverno cuneese. E mia moglie, gran donna, un paio di jeans, che dice che adesso non li riempio più come sacchi di farina ma che sto bene così dimagrito.
E’ bello ricevere dei regali, specie se ve ne sono di quelli che costano poco ma valgono molto: una persona che non mi rivolgeva la parola da quasi un anno, gran donna, stamattina mi ha fatto subscribe su Friendfeed, adducendo la motivazione che “mi credeva più basso”. She made my day.
Potrebbe andar peggio, potrebbe piovere
Oggi ho guidato l’auto. E’ una di quelle cose che nel mio piccolo faccio ogni giorno, ma lo faccio per così breve tempo che è come se non lo facessi. La strada che separa i miei occhi assonnati dal lavoro dura appena 3 minuti, quindi non conta. Oggi però ho guidato, ho fatto oltre cento chilometri, pioveva che pareva di essere a Lilliput in primavera quando Gulliver bagna la valeriana. E mentre si guida si pensa ad un sacco di cose, e io pensavo a questo:
- i cronisti della formula uno dicono che tal pilota guida alle 10 e 10, tal altro guida alle 9 e un quarto (per via della posizione in cui tengono il volante). Io guido alle 11. Sempre ed indiscutibilmente con una sola mano. Pioggia, neve, 170 all’ora, in città, ogni rotonda che faccio, sempre con una mano sola. La destra (che è la mia mano preferita per molti motivi) la uso per fumare e per alzare a palla il volume dell’autoradio quando ciò su The Scarecrow.
- Le casse automatiche dell’autostrada sono una MERDA. Farò richiesta di telepass anche se tocco al massimo i 4.500 km all’anno di cui lo 0,001% in autostrada. Ma non mi vedrete mai più alla cassa a mettere la cinque euri nella feritoia e sentirmi dire almeno tre volte “Arrivederci” da quella voce di mignotta della macchinetta. Arrivederci, sì, a sorrata!
- avevo la macchina aziendale, di cui non dirò né la marca né il modello per non influenzare potenziali acquirenti (un Fiat Doblò). Nel Doblò, a sinistra hai una spanna fra il sedile e la portiera, a destra hai il ginocchio (destro) (il mio preferito) incastrato sotto alla plancia, perchè hanno fatto una specie di asse del cesso attorno alla leva del cambio e tu stai incastrato, e dopo 50 km ti duole la rotula. Vabbé, non tutti hanno il femore lungo come il mio, ma è la distribuzione degli spazi che fa pena. E poi lo sterzo: è così progressivo che le ruote si orientano a scatti di 10°, anche se tu lo sposti di appena 0,5°. In autostrada sul bagnato è il massimo della sicurezza, eh…
- ho scoperto che il mondo dell’informatica non è fatto di soli uomini. Oggi c’era anche UNA donna. Anzi, due. Anzi, erano in tutto cinque, ma non capisco come mai, a me è rimasta impressa solo quella più gnocca.
- nel mio piccolo, sono contento di non fare un lavoro che mi costringe a muovermi in auto. E’ una cosa debilitante, deprimente, anti umana. Se non dovessi attraversare un pericoloso ponte per andare al lavoro, ci andrei sempre in bicicletta. Spero che il petrolio finisca presto.
- non sta bene, lo so, ma forse causa pranzo “uso campagna” in auto ho mollato un paio di rrrrrrramones che stavo per autoterminarmi. Nel Doblò non piove mica dentro se tieni i finestrini abbassati, anche in autostrada.
Per la cronaca, oggi non mi sono accorto di pensare a queste cose, ci ho pensato adesso pensando a ciò che avevo pensato oggi, ma non sono affatto sicuro di aver realmente pensato a quanto sopra. Così domani avrò qualcosa da raccontare al mio geriatra.
Per pochi
La panchina del parco è sempre la stessa. C’è un orario della giornata in cui non ci sono coppiette, non ci sono mamme con i bambini bavosi al seguito, non ci sono maniaci sessuali in impermeabile.
Ci sono solo due vecchi amici, Toni e Bertu, piegati dagli acciacchi ma felici di poter ancora spillare quattro lire all’Inps.
T: Ciau Bertu, alura, cuma va?
B: Eh, le primavere pasun sensa che t’n'acorsi…
T: Dì, Bertu, ‘t ricordi quanda ij’erun giù?
B: Eh, bei temp, sempre sta panchina eh…
T: Eh già.
[qualche minuto di silenzio]
T: Dì ‘n po’ Bertu, t’ricordi quanda fasiun le gare?
B: Oh, cuntach, me ricordu sì, ah che bel, che beij temp.
[altro silenzio, si sente solo un moscone che ronza nei paraggi]
T: Bertu, fuma na gara?
B: Ohi, Toni, ses venü’ mat?
T: Perché, l’as pau?
B: No, figürte, l’è che l’uma pì nene ‘l fisic ormai.
T: Oh, dai, forsa, fuma na gara a chi spüva pì luntan?
B: No dai Toni, sas… la dentiera, ij pulmun… no no…
T: Mmpf…!
[silenzio]
T: Berto!
B: Ohi, dime!
T: Fuma na gara a sauté le panchine?
B: Ma lasa perdi, la siatica me turmenta, e anche ‘n po’ d’artrite… per carità!
T: Bah…
[silenzio]
B: Toni!
T: Ohi, dime!
B: Fuma na gara a chi pisa pì luntan?
T: No dai… cioé, beh, eh quanti ricord, eheheheh…
B: Eh, vist che ses cuntent? L’è che ‘t ricordi pì nen tant bin, che vagnavu sempre mi!
T: Ah, badagu, ti ‘t perdii sempre!
B: E alura dai, fuma sta gara?
T: Va bin, fumla!
[I due si alzano, si posizionano spalle contro spalle, concentrati al massimo]
B: Alura, al me TRE tacuma, d’acordi?
T: D’acordi!
B: ün, dui, … tre!
[religioso silenzio]
B: Toni….
T: Dime, Bertu.
B: T’lai fala?
T: Sì
B: N’dua t’lai fala?
T: ‘N s’le scarpe.
B: Alura t’ai vagnà ti….



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