Una vagonata di anni fa il mio compagno di liceo Cricy portò una calcolatrice (Sharp Pocket PC 1401) programmabile. Era il 1985. Quel ridicolo basic, quei ridicoli 3 Kb di ram, quel ridicolo display LCD a matrice di caratteri 16 x 1, divennero presto il mio incubo. Memore del basic del Commodore VIC20, assaggiato già nel 1981 a casa di un fortunato compagno di seconda media, mi misi a fare prove e codice. Volevo risolvere le stramaledette equazioni. Dopo quasi sei mesi (e un “cartellino giallo” in greco da scontare a settembre) riuscii nell’intento, cioè, non a risolvere le equazioni, ma a simulare il gioco del bowling! I compagni impazzirono di gioia, e le equazioni rimasero da risolvere. Faceva anche BIP!
Preso dall’informatica scassai le palle a mio padre che mi comprò, a fine 1986, un Commodore 128. Fu la rovina. A fine anno scolastico avevo circa 600 ore di programmazione e un 4 in latino (oltre che un 4 in italiano che mi venne appioppato per meriti personali, non certo per scarso rendimento). Non andai a dare l’esame di riparazione, perchè sarebbe stato inutile, visto che avevo mandato a cagare il rettore della scuola.
Oggi gioco ancora con i computer(s), quasi con lo stesso entusiasmo. Lo faccio per denaro ma soprattutto per passione. La passione paga poco. Ergo: se diventavo avvocato o prete forse era meglio.
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