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	<description>Nascono Yuppies Finiscono Tamarri</description>
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		<title>Comunque vada sarà una grossa delusione</title>
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		<pubDate>Mon, 24 Dec 2012 09:01:10 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Sba</dc:creator>
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		<description><![CDATA[«Un libro pieno di parentesi, mal scritto, farcito di nonsense e turpiloquio gratuito, irriverente, politicamente scorretto ma, tutto sommato, pieno d’amore, d’amicizia e di citazioni alla tradizione del natale (rigorosamente in minuscolo). Per una più snella lettura, se non avete pazienza come invece sarebbe d’uopo, potete andare direttamente all’indice a pagina 32. Tale opzione vale [...]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><em>«Un libro pieno di parentesi, mal scritto, farcito di nonsense e turpiloquio gratuito, irriverente, politicamente scorretto ma, tutto sommato, pieno d’amore, d’amicizia e di citazioni alla tradizione del natale (rigorosamente in minuscolo). Per una più snella lettura, se non avete pazienza come invece sarebbe d’uopo, potete andare direttamente all’indice a pagina 32. Tale opzione vale anche se non avete alcuna intenzione di leggere il libro. L’indice, di per sé, è già bellissimo di suo».</em></p>
<div id="attachment_1603" class="wp-caption alignright" style="width: 220px"><a href="http://bit.ly/comunque-vada"><img class="size-medium wp-image-1603 " title="Comunque vada sarà una grossa delusione" src="http://www.nyft.org/wp/wp-content/uploads/2012/12/Comunque-vada-copertina-2-210x300.jpg" alt="Comunque vada sarà una grossa delusione" width="210" height="300" /></a><p class="wp-caption-text">Comunque vada sarà una grossa delusione</p></div>
<p>Un giorno per scherzo ho scritto un thread su Friendfeed che diceva più o meno «Io, per natale, mi mando una email, va bene?» salvo poi correggere il &#8220;mi&#8221; in &#8220;vi&#8221;. Sapendo che sono un cialtrone, molti hanno fatto il solito hide senza badare più di tanto a quanto scritto. Quasi tutti gli altri già mi tengono relegato in liste tipo &#8220;per carità diddio&#8221; oppure &#8220;non. aprire. questa. lista&#8221; e quindi non possono aver letto il thread. I pochi di buon cuore che ancora mi tollerano (e che non erano distratti da cose ben più importanti) hanno creduto al progetto e hanno dato la loro adesione. Costoro, ben quattordici persone, adesso hanno un&#8217;orrenda letterina di natale personalizzata. Siccome non avevo voglia di fare un testo singolo (che poi sai lo sbattimento a inviare quattordici mail) ho raccolto tutto in un PDF e l&#8217;ho mandato ai destinatari, ma per non togliere a nessuno il piacere di leggere le vaccate prodotte ho deciso di mettere anche qui il mio parto. Il testo è come descritto nell&#8217;incipit che ho riportato qui sopra, quindi poco adatto ad essere letto alla recita di natale dei vostri figli, o in un circolo letterario.</p>
<p>Altro non c&#8217;è. Per scaricarlo cliccate <a title="Comunque vada sarà una grossa delusione" href="http://bit.ly/comunque-vada" target="_blank">qui</a> o sulla foto del post, o nel solito boxino a sinistra. Buon divertimento e buon auguri a tutti.</p>
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		<title>Obbedisco!</title>
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		<pubDate>Fri, 30 Nov 2012 10:15:26 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Sba</dc:creator>
				<category><![CDATA[Consigli per gli acquisti]]></category>
		<category><![CDATA[Insulti in piemontese]]></category>

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		<description><![CDATA[Il caro Zio Bonino mi ha chiesto di adeguare il mio dinosauresimo alle esigenze dettate dalla modernità, cioè di uscirvi l&#8217;Improbabile Dizionario degli Insulti Cuneesi anche in versioni adatte per quei cosi senza tastiera tipo iPad o Kindle (che il Kindle la tastiera prima ce l&#8217;aveva, poi glie l&#8217;hanno tolta, comunque tanto non lo usi [...]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>Il caro <a title="Zio Bonino" href="http://eiochemipensavo.diludovico.it" target="_blank">Zio Bonino</a> mi ha chiesto di adeguare il mio dinosauresimo alle esigenze dettate dalla modernità, cioè di uscirvi l&#8217;<a title="Improbabile dizionario degli insulti cuneesi" href="http://bit.ly/improbabile_dizionario" target="_blank">Improbabile Dizionario degli Insulti Cuneesi</a> anche in versioni adatte per quei cosi senza tastiera tipo <strong>iPad</strong> o <strong>Kindle</strong> (che il Kindle la tastiera prima ce l&#8217;aveva, poi glie l&#8217;hanno tolta, comunque tanto non lo usi per scrivere quindi non ti serve). Io, da buon <em>bradiposauro</em>, ho colto al volo la richiesta dello Zio e sono rimasto ben ventinove ore a guardare dalla finestra del bagno, nel caso la natura avesse provveduto per me. E come nelle migliori fiabe, ciò è accaduto perché il mio amico manicardiopatico, al secolo <a title="Il Many" href="http://www.miomarito.it/marcomanicardi" target="_blank">Marco Manicardi</a>, ha provveduto con le versioni <a title="Versione epub" href="http://bit.ly/improbabile_ebook" target="_blank">epub</a> e <a title="Versione mobi" href="http://bit.ly/improbabile_mobi" target="_blank">mobi</a> tanto care allo Zio.</p>
<p>Che dire, godetene se v&#8217;aggrada, e se non v&#8217;aggrada è uguale, vi voglio bene lo stesso.</p>
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		<title>Sessantasette</title>
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		<pubDate>Mon, 26 Nov 2012 09:06:57 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Sba</dc:creator>
				<category><![CDATA[Bestialità]]></category>
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		<description><![CDATA[No, vabbé, poi ci sono le volte che uno si mette a pensare. Incredibile, si stupiscono tutti, ti stupisci pure tu che non sai cosa hai fatto appena un istante prima perché non stavi pensando, o non ci stavi pensando. Pensate, sabato sera ero a casa e mia moglie era via, come ogni sabato sera, [...]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>No, vabbé, poi ci sono le volte che uno si mette a pensare. Incredibile, si stupiscono tutti, ti stupisci pure tu che non sai cosa hai fatto appena un istante prima perché non stavi pensando, o non ci stavi pensando. Pensate, sabato sera ero a casa e mia moglie era via, come ogni sabato sera, (che sono a casa io, non che mia moglie esce, che poi che ve ne frega, dico io) e per pura combinazione avevo ricevuto un messaggio da <a title="Lui" href="http://www.miomarito.it/marcomanicardi" target="_blank">un amico della bassa carpigiana</a> che mi avvisava di trovarsi dalle mie parti. Io ci ho pensato un po&#8217; su, visto che non sono un tipo che esce abitualmente, anzi, tendo a starmene tranquillo e il più possibile rintanato. Poi mi son detto &#8220;Vabbé, dai, è un amico, lui farebbe lo stesso per me, e se capitassi, che so, tipo a Pordenone, lui verrebbe sicuramente da Carpi a Pordenone per incontrarmi, no?&#8221;.</p>
<p>Così ho preso l&#8217;auto e sono andato in questo posto strano nella pianura cuneese, un paesino che è sulle cartine solo perché ha dato i natali o ha visto crescere persone del calibro di <a title="Lei" href="http://www.placidasignora.com" target="_blank">Mitì Vigliero</a> o <a title="Lui" href="http://eiochemipensavo.diludovico.it" target="_blank">Alessandro Bonino</a>. Solo che il posto dove dovevo incontrare il mio amico manicardiopatico non era proprio in quel paesino, Margarita (che non è un drink, mi dicono dalla regia), ma sulla statale dall&#8217;altra parte verso l&#8217;immensa metropoli di Beinette. Ora pensate voi: io il posto non lo conoscevo, con un nome così, poi, boh, Cicherito, Pacharito, Rivelinho, vatti a ricordare, vabbé, comunque sapevo che era vicino al ristorante dove sono stato già molte volte e in un lontano passato ci ho pure fatto la cena di nozze. Quindi doveva essere facile arrivarci, e invece sono riuscito ad andare a Margarita City e a perdermi nelle tre stradine traverse del centro storico, per poi chiedere indicazioni a una gentile signora del posto che, a dispetto dell&#8217;ora (erano le 22.30), stava passeggiando in una di quelle stradine (no, non pensate male) e mi ha spiegato come uscire da quell&#8217;intricato budello nonostante avessi sia le mappe dell&#8217;iPhone che il TomTom. Dicono che da quelle parti non prendono nemmeno i satelliti, ma io non lo so di preciso perché avevo già la gentile signora.</p>
<p>Attraversato un pezzo di mondo &#8211; che non avevo mai visto prima &#8211; costellato di campi, poi campi, poi ancora campi, una cascina, altri campi, bealere, curve, campi, insomma, la dannata campagna tra Margarita e Beinette, sono arrivato finalmente nel parcheggio del locale. Di lì son salito per le scale che portavano alle strane stanzette e mi sono messo a cercare Marco, chiedendo di lui in giro a tutti quelli che incontravo. Poi finalmente l&#8217;ho visto e mentre parlavamo ho di nuovo pensato (sì, davvero) e si è stupito pure lui. Gli dicevo che anni fa conoscevo un cinese che di cognome faceva Hu, e poi avevo scoperto che in Cina il cognome Hu ce l&#8217;ha il sessantasette per cento della popolazione. Lì mi è venuta la folgorazione: gli dico «Pensa un po&#8217; se un giorno andassi in Cina e mi mettessi a urlare per lo stupore di fronte a &#8211; che ne so &#8211; la Città Proibita o la Grande Muraglia, e dicessi &#8220;UH!&#8221;, si girerebbe il sessantasette per cento dei cinesi presenti per capire chi li ha chiamati.»</p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>L&#8217;improbabile</title>
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		<pubDate>Sun, 25 Nov 2012 08:35:38 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Dopo mesi di riflessioni e qualche giornata di duro lavoro sono riuscito finalmente a mettere in piedi un piccolo pdf dove parlo, in maniera spero leggibile, del micromondo a sud di Cuneo e dei coloriti insulti usati dalla strana gente che lo popola. Lo potete scaricare qui o dal boxino in alto a sinistra. Buona [...]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>Dopo mesi di riflessioni e qualche giornata di duro lavoro sono riuscito finalmente a mettere in piedi un piccolo pdf dove parlo, in maniera spero leggibile, del <em>micromondo</em> a sud di Cuneo e dei coloriti insulti usati dalla strana gente che lo popola.</p>
<p>Lo potete scaricare <a title="Improbabile dizionario degli insulti cuneesi" href="http://bit.ly/improbabile_dizionario" target="_blank">qui</a> o dal boxino in alto a sinistra.</p>
<p>Buona lettura.</p>
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		<title>No, niente</title>
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		<pubDate>Fri, 23 Nov 2012 22:20:35 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Era solo per dirvi che domani probabilmente riesco a mettere sul blog un lavoretto a cui tengo molto. Ho scelto domani perché è il 25 novembre, manca un mese esatto a Natale e io volevo farvi un regalo in anticipo. Non so se sarà gradito o meno, l&#8217;importante è che sia riuscito a sfornarlo e [...]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>Era solo per dirvi che domani probabilmente riesco a mettere sul blog un lavoretto a cui tengo molto. Ho scelto domani perché è il 25 novembre, manca un mese esatto a Natale e io volevo farvi un regalo in anticipo. Non so se sarà gradito o meno, l&#8217;importante è che sia riuscito a sfornarlo e toglierlo dalla mia testa che ultimamente è piena come un treno per Lourdes.</p>
<p>Stai tunato.</p>
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		<title>Altre considerazioni sugli animali</title>
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		<pubDate>Mon, 05 Nov 2012 10:09:08 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[C&#8217;è quest&#8217;altra cosa riguardo alla violenza sugli animali che vi voglio raccontare. Un giorno mia mamma decise di ampliare il ricovero delle galline per farci stare qualche altro pennuto di specie palmipede. L&#8217;operazione non sembrava semplice perché lo spazio coperto a disposizione non era molto grande e l&#8217;ipotesi di aggiungere altri inquilini era in palese [...]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>C&#8217;è quest&#8217;altra cosa riguardo alla violenza sugli animali che vi voglio raccontare.</p>
<p>Un giorno mia mamma decise di ampliare il ricovero delle galline per farci stare qualche altro pennuto di specie palmipede. L&#8217;operazione non sembrava semplice perché lo spazio coperto a disposizione non era molto grande e l&#8217;ipotesi di aggiungere altri inquilini era in palese contrasto con le possibilità consentite dalla geometria elementare applicabile al contesto. Chiuse quindi il cancelletto che divideva il cortile umano dalla zona animale e si mise a spostare assi, cassette di legno e quant&#8217;altro deputato a giaciglio per quei goffi uccelli privi di brevetto di volo. Disse che mi avrebbe avvisato quando sarei stato utile per darle una mano, cosa che dopo un&#8217;oretta di tralsochi puntualmente fece. <em>«Stai lì e guarda che le galline non saltino oltre il cancelletto»</em>. Mi pareva impossibile che quelle buffe produttrici di proteine ovali fossero in grado di superare un ostacolo alto un metro e venti, ma restai all&#8217;erta per soddisfare il bisogno di sicurezza espresso dall&#8217;augusta genitrice. Tempo un minuto e flap! Una gallina spiccò un balzo sulla traversa del cancelletto e mi puntò l&#8217;unico occhio disponibile da quel lato di becco in atteggiamento di sfida. Io, che a quattordici anni avevo già delle manine di fata, colto alla sprovvista e desideroso di eseguire fedelmente gli ordini ricevuti pensai di ricondurla istantaneamente verso il lato di mondo di sua competenza con una mossa convincente, ma la spinta non fu proporzionata e si trasformò in una specie di ceffone. Successe così che la povera bestiola gettò al vento un urlo strozzato e si posò a terra con un&#8217;ala rotta.</p>
<p>Per diversi giorni non riuscii a farmene una ragione. Il dispiacere per aver procurato danno all&#8217;ovipara senza rendermene conto fu enorme, così come insostenibile fu la vergogna che provai ogni volta che mia madre andava raccontando l&#8217;accaduto ai conoscenti. Oltre al problema fisico la povera gallina subì anche un contraccolpo psicologico e smise di fare le uova, cosa che condusse me e la mia famiglia ad operare una scelta nobile e generosa: <del>diventammo vegetariani</del> la invitammo a cena la domenica successiva.</p>
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		<title>Qualche considerazione sugli animali</title>
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		<pubDate>Fri, 02 Nov 2012 23:27:54 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Sba</dc:creator>
				<category><![CDATA[Amarcord]]></category>
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		<description><![CDATA[Non è vero che non ho mai fatto male neppure a una mosca. Anzi, con le mosche sono un vero e proprio cecchino, le tacche sulla palettina sono ormai segno indelebile dell&#8217;innata perfezione al tiro. Un giorno, lo faccio per lavoro, sono in una riunione relativamente importante, perché le riunioni possono essere solo 1) una [...]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>Non è vero che non ho mai fatto male neppure a una mosca. Anzi, con le mosche sono un vero e proprio cecchino, le tacche sulla palettina sono ormai segno indelebile dell&#8217;innata perfezione al tiro. Un giorno, lo faccio per lavoro, sono in una riunione relativamente importante, perché le riunioni possono essere solo 1) una palla mostruosa, 2) di routine, 3) bisognava farla, vabbé, 4) interessante, 5) relativamente importante. La relatività dell&#8217;importanza è importante per capire l&#8217;importanza relativa della riunione, ma non voglio scadere nell&#8217;ovvio né divagare. Dicevo, la riunione: di fronte a me il team composto da tre aggressive-unbeatable-monstertanned-senior-über-sales manager di una società fornitrice, a destra due programmatori freelance che parteggiano per i suddetti in quanto meri esecutori del lavoro in caso di chiusura dell&#8217;affare, a sinistra la junior marketing pheeghetting della medesima ditta. Evidente la disparità di forze in campo, sono solo contro tutti, determinato a difendere la mia posizione di cliente che non intende procedere con le implementazioni assurde che &#8211; già so -  costoro vogliono propormi.</p>
<p>Iniziano a parlare del progetto. La forbita eloquenza del most-tanned salesman lavora gl&#8217;ingredienti a base di fronzoli dell&#8217;entroterra ligure cercando d&#8217;intortarmi sulle infinite possibilità del loro metodo, io lo ascolto calcolando che ogni parola che esce dalla sua bocca mi costerà palate di biglietti da cento senza portare alcun vantaggio. Una mosca, disinteressandosi al melenso discorso, ronza per la stanza posandosi via via su ogni tratto di pelle scoperta dei partecipanti. La presentazione non mi sta appassionando, anzi, mi innervosisce, e la mosca non fa che peggiorare la situazione. Ad un tratto il fastidioso insetto si posa sul tavolo a pochi centimetri dal mio blocco appunti, sul quale ho appena finito di disegnare una scena di meretricio ambientabile nella maggior parte delle periferie cittadine conosciute per tal negozio. Il vendor unbelievably-tanned continua il suo predicozzo, io lo guardo fisso negli occhi per non dargli la soddisfazione di mostrarmi mortalmente annoiato mentre cerco di mantenere nel campo visivo <del>la bastarda</del> <del>la schifosa</del> <del>la putt</del> la mosca. Proprio quando il mio ammorbatore sta per raggiungere il picco del climax, senza staccare lo sguardo dai suoi occhi tiro una manata sul tavolo facendo uno schianto tremendo come allo scoppio di un raudo. Tutti si scuotono dallo spavento, il mio interlocutore si stoppa con lo sguardo allibito. Sul tavolo c&#8217;è una patracca informe nera e rossa, sembra uno stemmino del Milan finito sotto uno schiacciasassi. «Presa, dannata rompicoglioni. Andiamo avanti?».</p>
<p>Alla fine abbiamo fatto come dicevo io.</p>
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		<title>Facebook delle mie balle</title>
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		<pubDate>Thu, 18 Oct 2012 13:12:33 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Sba</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Nonsense]]></category>
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		<description><![CDATA[E&#8217; uscito Tap Roul, una meraviglia cartacea per palati fini e anime non ancora profanate dalle sfumature di grigio. Non ho idea se sia comprabile o leggibile, l&#8217;autore/curatore/deus ex machina Mario Pischedda dice, in forma riservata, &#8220;spammalo ad infinitum, vale il trittico : o baratto o elemosina o gratis (ma solo x chi soffre di [...]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><em>E&#8217; uscito <strong>Tap Roul</strong>, una meraviglia cartacea per palati fini e anime non ancora profanate dalle sfumature di grigio. Non ho idea se sia comprabile o leggibile, l&#8217;autore/curatore/deus ex machina <strong><a title="Mario Pischedda" href="http://www.facebook.com/mario.pischedda" target="_blank">Mario Pischedda</a></strong> dice, in forma riservata, &#8220;spammalo ad infinitum, vale il trittico : o baratto o elemosina o gratis (ma solo x chi soffre di stitichezza certificata)&#8221;. L&#8217;editore è <a title="Gallizio" href="http://www.facebook.com/filippo.pretolani" target="_blank"><strong>Gallizio</strong></a><strong></strong>, l&#8217;uomo dei ravioli al <a title="Pleens" href="http://www.pleens.com/" target="_blank"><strong>Pleens</strong></a>. Il delirietto qui sotto è il mio piccolo contributo al libro. Il titolo del post è, ça va sans dire, di <a title="Sempre lui" href="http://mariopischeddainmovement.blog.tiscali.it/" target="_blank">Mario Pischedda</a>.</em></p>
<p>Facebook è una storia mal raccontata dove si narra di un tale che non voleva farsi trovare, e neppure cercare. È l&#8217;illusione di avere il culo sulla sedia, quando invece poggiata al calduccio c&#8217;è appena la testa, e non sempre è la tua. È la sicurezza di essere l&#8217;unico gatto maschio in una casa in calore che attrae con lusinghe fornicatorie ma non espone mai il cartellino del prezzo, al massimo quello del nome del padrone. Facebook è il &#8220;e tu chi minchia saresti&#8221; elevato a potenza, anche se neppure a Matera son da meno. È una ipercalorica porzione di dolce alla fine di un pasto suadente, una suggestione sulla digestione, praticamente un istigateau. Finisco il cibo, faccio sciarpetta trascurando il fatto di non essermela levata prima, sono finalmente satollo, mono e polinesiano, come Bikini ma con la esse pagata a parte. Satollo Sbikini, bel posto, ci voglio andare col mio amico pastore a fare una vaccanza, ma devo fare il vaccino prima di svaccarmi su quelle bianche scogliere. Magari là non mi prende l&#8217;Internet, ma nemmeno mi posa. Là fra quei lidi infestati da gronchi, crostacei rosa francobollati agli scogli con le loro chele. Là, nota, pacifica isola.</p>
<p>Facebook è ormai insito nella cultura popolare, ma più che un bene è un malanno, un cane malato enne volte, altrimenti sarebbe un malano. Facebook non è, ma ha. Possiede, noi e la nostra voglia di esserci per poter dire &#8220;c&#8217;ero&#8221; senza sapere se ci sono ancora. Me lo vendono come una soluzione, ma sono conscio di comprare un problema pagandolo caro e con gl&#8217;interessi, passivi pure loro. Su Facebook c&#8217;è il pulsante &#8220;mi piace&#8221; ma manca tutto il resto: &#8220;sei un cretino&#8221;, &#8220;ti vomiterei sulle scarpe&#8221;, &#8220;hai la faccia di una pantegana macilenta in cerca di cibo fra le baraccopoli di Lagos&#8221;. Propongo anche il pulsante &#8220;Puzzi&#8221;, che digitalmente rende bene l&#8217;idea, perché a puzzare è ciò che dici, e non ciò che essudi.<a href="http://www.nyft.org/wp/wp-content/uploads/2012/10/tap-roul-4.jpg"><img class="alignright size-medium wp-image-1564" title="tap roul 4" src="http://www.nyft.org/wp/wp-content/uploads/2012/10/tap-roul-4-300x225.jpg" alt="" width="300" height="225" /></a></p>
<p>Su Facebook ti proponi col tuo nome, perché è ciò che ti rappresenta in società, salvo poi lamentarti che qualcuno ti cerca con quel nome, e a meno che non ti chiami Acamporo Regubelli Pissipù, è facile pure che quelli che ti stanno cercando ti scambino con qualcun altro da cui avanzano un vecchio debito. Su Facebook tu non sei, tu rappresenti ciò che pensi di essere, metti la foto più bella che hai di te, senza renderti conto di essere in realtà la perifrasi di un avvoltoio morto sulle sponde di una palude. Facebook è la didascalia in cirillico di un&#8217;immagine sbiadita e spennarellata con l&#8217;UniFosca, è la celebrazione della decerebrazione.</p>
<p>Come faccio a stare lontano da Facebook? La lontananza è andare, senza moto non c&#8217;è distanza. Quindi è semplice, non vado, resto, ma mi sincero che il motivo per cui resto sia di stucco, possibilmente pregiato, e non volgare imitazione. Perché non si può fare senza Facebook. Cosa, direte voi. Cosa cosa, dirò io, sapendo che una delle due è un verbo, e il verbo &#8211; si sa- si è fatto canne e deve ancora riprendersi dalla copula. Senza Facebook siamo persi, il nostro vicino di casa per spiarci sarebbe costretto ad affacciarsi alla finestra, e non sarebbe un bel vedere. Staremmo il giorno intiero a mettere in fila bestemmie come catadiottri senza sapere cosa sta facendo la nostra amica Kiki Lurbipalli Corcòn da Cornaredo. Come si fa, dico io. Si corre il rischio di perdersi in un bicchier d&#8217;acqua, di smarrirsi in un batter d&#8217;occhio che pur con tanto battere non ha alzato un quattrino, ancora. E poi l&#8217;occhio medesimo vuole la sua parte, ergendosi a magnaccia di se stesso dietro quella palpebra protettiva dove irride l&#8217;iride e le fa portare le cornee. Pensiero cristallino ma lenti dolenti, fosse congiuntivite? Fosse. Comuni ma non troppo.</p>
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		<title>Ma parliamo di Twitter</title>
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		<pubDate>Tue, 16 Oct 2012 21:14:11 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Sba</dc:creator>
				<category><![CDATA[Nonsense]]></category>

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		<description><![CDATA[Inauguro la categoria nonsense, perché solo così posso trovar modo di esprimermi e, soprattutto, capirmi. Che ci riusciate anche voi, a questo punto, è secondario. Twitter è un appuntamento mancato per un soffio, non perché sei arrivato tardi ma perché lui è andato via prima. Twitter è la soluzione all&#8217;ossessione del vicendevole pompino elevata al [...]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><em>Inauguro la categoria <strong>nonsense</strong>, perché solo così posso trovar modo di esprimermi e, soprattutto, capirmi. Che ci riusciate anche voi, a questo punto, è secondario. </em></p>
<p>Twitter è un appuntamento mancato per un soffio, non perché sei arrivato tardi ma perché lui è andato via prima. Twitter è la soluzione all&#8217;ossessione del vicendevole pompino elevata al punto di farsi togliere le costole perché &#8220;faccio da me&#8221; in dannunziano gesto atletico. Twitter è quantità, di cosa direte voi, è quantità di cose dirò io, cose inutili, rantoli, depilazioni ascellari, puntine da disegno dimenticate sulla poltrona, cacca di muflone, nani rubicondi, postille critiche a teoremi strampalati sui cui postulati si può calcolare la postulipotenusa. Triangoli per niente amorosi da usare solo in caso d&#8217;incidente diplomatico.</p>
<p>Twitter suda, e quindi emana odori come i passeri che volando sudano e quando atterrano saltellano per sudare ancora di più. Cretini infiniti i passeri, e cretini i loro scopritori, quelli che li han chiamati così anche se non faranno un solo passo in tutta la vita. Twitter è un&#8217;indigestione di anacoluti risolvibile solo con tanti caffé anacoreti (anacorretti? boh, non so / non rispondo). Twitter è cieco perché non si è mai accorto che caffé è uguale sia al singolare che al plurale, eppure se ne prendi uno paghi un euro solo, se ne prendi otto ne paghi otto e ti vengono le extrasistole.</p>
<p>Twitter è la punta di un iceberg, ma quella sott&#8217;acqua, perché sopra si respira, farà anche freddo ma c&#8217;è preziosa aria e non si sente puzza di sudore. Dentro Twitter l&#8217;aria è malsana, ci sono persone che amano i fonghi, strani tamburi battuti con l&#8217;asciugacapelli, di chi chiederete voi, di chi che cosa, dirò io, l&#8217;asciugacapelli direte voi, ma non è solo uno dirò io, ce ne sono tanti, vedi che l&#8217;asciugacapelli è come il caffé, singolare maiestatis come in un&#8217;eterna, noiosissima primavera.</p>
<p>In Twitter è pieno di gente che fa da contraltare, e anche in tal caso è d&#8217;uopo (l&#8217;ovale figlio della galpina) ricordare che la gente è come il caffé e l&#8217;asciugacapelli, anche se la gente è sempre plurale e ha un nome declinabile solo al singolare. Che senso ha dire &#8220;le genti&#8221; senza metterci un&#8217;altra g in mezzo? Bisogna indicare la presenza del participio, che altrimenti non può essere assente ma solo passato, e questo accade quando le genti leggenti stanno nei letti, e cosa ci stanno a fare direte voi, cazzo ne so dirò io, andate a cercare su Twitter, branco di debosciati.</p>
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		<title>La risposta</title>
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		<pubDate>Sun, 07 Oct 2012 22:16:38 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Sba</dc:creator>
				<category><![CDATA[Bisogni inespressi]]></category>
		<category><![CDATA[Quite real life]]></category>

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		<description><![CDATA[Giunse il momento. Varcai la soglia in silenzio, incredulo, senza che se ne accorgesse nessuno. Incredulo perché appena qualche anno prima l&#8217;ipotesi più probabile era di non arrivarci neppure. Lo dicevo pure al dentista che si ostinava a lavorare sulle mie carie e proponeva impianti e capsule a fini più estetici che funzionali. Non ho [...]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>Giunse il momento. Varcai la soglia in silenzio, incredulo, senza che se ne accorgesse nessuno. Incredulo perché appena qualche anno prima l&#8217;ipotesi più probabile era di non arrivarci neppure. Lo dicevo pure al dentista che si ostinava a lavorare sulle mie carie e proponeva impianti e capsule a fini più estetici che funzionali. Non ho un&#8217;aspettativa di vita così lunga, gli dissi, fumo, bevo, mangio schifezze e m&#8217;incazzo spesso come una bestia ferita, non mi serviranno molti denti in bocca quando, a breve, sarò orizzontale nella cassa. Ridacchiava scaramanticamente, confessando di aver trovato fantastico il gorgonzola di tofu, un vero toccasana per le arterie. Mi precipitai a comprare due etti di lardo artigianale per compensare l&#8217;improvviso vuoto lipidico generato da quella rivelazione.</p>
<p>Avevo una casa, una famiglia, un lavoro e sufficiente denaro, potevo anche permettermi una vita sregolata perché reggevo discretamente pur evitando patetici gesti sportivi nel tentativo di accudire al fisico. Avevo l&#8217;arroganza di conoscere la risposta alla vita, l&#8217;universo e tutto quanto, ignorando però le vere domande: ci arriverò? E come?</p>
<p>Passò il tempo. In fretta. Molto in fretta. Mi accorsi di avvicinarmi alla fatidica data non solo dal calendario, ma anche dalla progressiva incapacità di reggere una sbronza o di mangiare sei etti di pastasciutta senza battere ciglio. Smisi di bere alcolici, modificai la dieta, iniziai a muovere il corpo non più col solo scopo di spostarlo il minimo indispensabile. Le risposte che avevo fino a qualche anno prima cominciarono a tramutarsi in domande, sinuose e subdole all&#8217;inizio, poi sempre più secche e martellanti. Non si trattava più di <em>arrivarci</em> &#8211; ormai ci contavo abbastanza &#8211; né del <em>come</em> ci sarei arrivato, visto che la maggior parte della strada era già percorsa. Il chiodo fisso diventò <em>con chi</em> ci sarei arrivato, poiché nella sua ineluttabile bastardaggine il tempo si era già portato via parenti e amici, risparmiando, oltre a me, soltanto i pochi affetti più prossimi. Solo varcando la soglia mi resi pienamente conto che il loro vivere era fondamentale per il realizzarsi del mio. Solamente in quel momento scoprii di apprezzarne appieno l&#8217;esistenza e la vicinanza, dopo aver imparato a gustare ogni singolo attimo vissuto insieme e a trasformare in piacere unico e definitivo quella che prima, a volte, era stentata sopportazione.</p>
<p>Era la risposta che stavo cercando. Quarantadue, ironicamente, si rivelò come una semplice coincidenza.</p>
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