Improbabile dizionario

Tu Slegami (ebook)

Glittering Past

Arte

Alle medie avevo un insegnante di educazione artistica veramente brillante, anziano ma non mummificato nel sarcofago come quegli altri della sua età. Un giorno ci chiese, come compito, di riprodurre un’opera famosa. Io non sapevo disegnare, come adesso. Presi un quadro di Utrillo e lo riprodussi come mi sembrava. Alla lezione successiva portai il mio compito, mi diede sei meno meno, perché era troppo uguale all’originale.

Una cosa successa qualche anno fa

Mi prende una crisi di mal di denti allucinante, è sabato notte, non so cosa fare e mi fiondo al pronto soccorso. I tizi al bancone, assonnati, mi dicono «Guardi che qui non facciamo odontoiatria, provi dalla guardia medica». Sono quasi le tre del mattino, penso «Vaffanculo, stronzi». Poi domando «E dove la trovo la guardia medica? Avete il numero del telefono?». «In fondo al corridoio a destra, ultima porta». Così vado alla guardia medica, busso, esce un nanerottolo alto uno e quarantacinque, gli spiego la cosa, mi fa «Calati le braghe, ah» con disperato accento siciliano. Penso «Ma che c’entra coi denti?», intanto lui arriva con una siringa, lì sulla porta, mi fa voltare, mi abbassa il boxer di una spanna e mi pianta quella roba nella chiappa senza domandarmi se devo guidare, se sono allergico a qualcosa, se sono strafatto di droga, se sono incinto. In un secondo netto non sento più alcun dolore, credo mi abbia fatto una lacrima di morfina o qualcosa di simile. Mi dice «Apposto», chiude la porta e mi lascia lì inebetito. Esco, salgo in macchina e mentre torno a casa mi sembra di volare, vedo azalee sul cruscotto, farfalle ovunque e, seduto accanto a me, Brahms nudo che suona l’arpa pizzicando ritmicamente sui versi del Qoelet. Arrivo a casa, mia moglie è in piedi preoccupata. «Cosa ti hanno fatto?». «Non lo so, è pronta la cena?».

John Player Special

Da ragazzino ero un maledetto lacché della maestra. Ricordo un giorno che chiese ad alcuni di noi – era un venerdì – se fossimo stati liberi nel pomeriggio per darle una mano a sistemare una soffitta della scuola. Eravamo in una quinta elementare sita in uno stabile risalente ai primi del 900, usato in tempo di guerra come caserma e uffici militari. Comunque – dicevo – ero un lacché, e dissi immediatamente di sì.

Nel pomeriggio tornai alla scuola e la vidi attendere sulla porta principale, ero solo. Mi confermò che ero l’unico ad aver mantenuto la promessa di venire e mi accompagnò nella soffitta. Era pieno di scatole, rotoli da disegno, libri e scartoffie. Un tantino sconsolata prese a spostare qualcosa, quando inavvertitamente fece cadere un contenitore al cui interno vi erano dei disegni tecnici arrotolati e parecchio ingialliti. Ne aprì uno per vedere di che si trattasse e lo srotolò sulla vecchia cattedra che stava nell’angolo sotto la finestra.

Ora potrete credermi o no, non m’importa, ma si trattava del progetto del futuro circuito automobilistico di Cuneo. In epoca fascista fu lo stesso Mussolini a concepire l’ipotesi di creare un tracciato cittadino a Cuneo, con il rettilineo su Viale Degli Angeli, e di fronte ai miei occhi increduli c’era quel grande foglio di carta ingiallita con tutti i dettagli, i nomi altisonanti delle curve e la dislocazione delle tribune. La didascalia canonica in un angolo titolava “Circuito Automobilistico della Città di Cuneo”, con caratteri in perfetto stile impero, e vi era il nome del progettista e del disegnatore e la scala e tutti i crismi del caso. La maestra mi spiegò che si trattava di un disegno risalente all’epoca fascista per via della data, indicata con l’anno in numeri romani (per chi non lo sapesse, in quel periodo gli anni venivano scritti ad esempio con “Anno XI dell’Era Fascista”). Io, già accanito tifoso della Lotus di Mario Andretti, vidi per un attimo quell’auto sfrecciare per le strade cittadine e cominciai a sognare e a fare domande.

E niente, volevo farvelo sapere. Non so che fine abbia fatto quel disegno, ma mi son sempre ripromesso di indagare per ritrovarlo.



Traslazione di personalità

December 17th 2003, 09:01:19 PM

Chi sei?

Gina, la tua maiala

Da dove scrivi?

Dall’inguardabile divano in tartan su cui approfitti di me

E come sei arrivato in quest’angolo di mondo?

Ho annusato l’aria e ho seguito l’odore di soffritto che emani dalle ascelle

Il tuo pensiero?

Ti ricordi quella sera, io e te nel sacco a pelo, abbracciati stretti stretti con la zip ben chiusa dal freddo, e tu hai mollato una Maman Louise che ha ipnotizzato Adolfo, il mio armadillo? Ah, che bei tempi, quando ancora te la davo gratis….

Filosofie d’altri tempi

December 11th 2003, 08:56:34 PM

Chi sei?

Sarei felice di saperlo

Da dove scrivi?

Da una cisterna di pus

E come sei arrivato in quest’angolo di mondo?

Condotto fognario (hai presente Blood 2?)

Il tuo pensiero?

Che stupenda visione bucolica: un uomo fa lavorare nei campi di granturco tutto il giorno, tutti i giorni, il suo bue, a trainare l’attrezzo di tortura che tante pannocchie gli rende. Dopo cinque anni l’uomo uccide il bue e lo riduce a bistecche. Morale della favola: ne aveva le palle piene di mangiare polenta.

Continua…

December 8th 2003, 01:40:34 AM

Chi sei?

Lo stesso di prima

Da dove scrivi?

Dal violento concetto di follia di cui sono nucleo

E come sei arrivato in quest’angolo di mondo?

Calcoli quantistici errati

Il tuo pensiero?

Mi è morto un facocero, uno di quelli nani, accidenti. Pensate, io e lui si stava discorrendo di politica, battutine, sbeffeggi… insomma… ad un tratto gli dico di essere schizofrenico con tendenze masochiste, lui lì per lì abbozza un certo sarcasmo, poi in serata si è suicidato.

A pensarci bene non è così grave, in fondo era quello che mi faceva una benna di sterco sullo zerbino di casa ogni mattina.

Dal blog di Bart #2

December 6th 2003, 12:45:54 PM

Chi sei?

Un ammaestratore di facoceri polacco (con facoceri polacchi eh…)

Da dove scrivi?

Da una poltrona in pelle di criceto down

E come sei arrivato in quest’angolo di mondo?

Stavo portando i facoceri a fare i bisognini, e ho visto un puffo morto a lato del mio cammino (… lasciamo perdere, troppo lunga la cosa…)

Il tuo pensiero?

Da quando ti ho fatto il cicchetto, non hai più ruttato una sola locuzione per quel sito che sai tu. Ora, i casi sono 28, ma ne analizzarò appena 2: ti sto sulle palle io (e in merito approfitto per dirti che il garage in zona rettale non è affatto pratico) o proprio non hai tempo da dedicare ai vecchi compagni di sbronza?

L.B.N.L.: io non riuscirei mai a fare un blog bello come il tuo, anche perché il mio pensiero più intimo è pieno di campi #null# e verrei stigmatizzato da veterocensure medievali.

P.S.: hai mai provato ad innaffiare acciughe e bagnet con uno stupendo Garganego? Concilia il sonno e cura la dispepsia. (Flood) bye!

Io mi sono vissuto addosso

C’è stato un periodo della mia vita in cui credo di essere stato profondamente disadattato. In quel frangente non avevo un blog, non avevo amici, non guardavo la TV, non me ne fregava un cazzo della vita. Tipo adesso. L’unico sfogo era il blog di Bart, un caro amico cuneese che un giorno chiuse i battenti e decise di mandarmi in email tutti i miei contributi. Ne riporto qualcuno nella categoria “Glittering Past”, perché a rileggermi mi pare proprio di non esserne l’artefice.

Scena: porta antincendio che dà sull’esterno, su un cortile, spalancata. Una piccola falena sta combattendo contro il forte vento che, per note leggi della fisica, sospinge aria fresca verso l’interno del caldo locale. Si sforza, poi si posa sulle zampe, sul pavimento, e inizia lentamente a camminare controvento. Non è sicura del risultato, ma ci prova.

Sto attento a non calpestarla, e la osservo con curiosità, ed un tantino di pena.

Dopo impronunciabili sforzi riesce ad uscire sull’asfalto e, certa di essere fuori dalla zona di corrente, spicca il volo.

Non ho il tempo di congratularmi con lei che un rondone se la acciuffa al volo e la rende probabile pasto per i suoi pulcini.

Morale della favola: ma che merda di vita…..