Riflessioni regolari
Penso alla parola “fine”. Arrivare al termine ha un doppio significato, quello di completamento (di una fatica, di un lavoro, di una gara) e quello di esaurimento (finire la vita, i soldi, la pazienza). Il primo significato indica la soluzione ad una situazione di disagio o fatica, mentre il secondo indica la fine di un periodo positivo in ragione di un frangente negativo. Due situazioni opposte che si rincorrono, la fine di un’azione che genera l’azione uguale e contraria, in modo ciclico. Nella parola “fine” c’è l’essenza dello ying e dello yang, in buona sostanza. Anche la fine stessa della vita in molte filosofie e religioni prevede un transito fatto di reincarnazione, paradiso, o metempsicosi.
Ci sono molti modi per esprimere il concetto di essere arrivati alla fine. Si sente dire spesso, ad esempio, “siamo alla frutta”, ma nel mio lessico questa locuzione non significa essere arrivati alla fine. Dopo la frutta infatti viene la parte bella della cena, con le libagioni di rito fino a notte fonda. “Abbiamo toccato il fondo”: si sa perfettamente che una volta sul fondo si può sempre scavare. “Siamo al capolinea”: scendi, coglione, e inizia a camminare. Una via di fuga la si trova, in un modo o nell’altro.
Quella meno risolutiva, eccezione al teorema suesporto, è “Stiamo raschiando il fondo del barile”. Ecco, questa è una situazione che non ha una soluzione positiva scontata. Immaginate una nave pirata settecentesca, mesi in mare, l’assenza di vento e le scorte che terminano. L’equipaggio è affamato, in ogni accezione che questo termine consente. Imaginate di essere lì, a raschiare il fondo del barile per estrarne le ultime stille di nutrimento, e la posizione china in cui vi trovate in quell’istante. Fatto? Immaginato?
Bene, branco di pervertiti, adesso preparate la cremina.
Dio ci vede, e io sono gay
Premessa: il 4 novembre 2003, con questo stesso titolo, scrissi un pezzo riguardo allo stracciar di vesti che vi fu quando un certo Gene Robinson, allora 56enne, con due figli e dichiaratamente gay, fu nominato vescovo della chiesa episcopale americana. Non lo ripubblico tutto, visto che l’argomento ha perso un po’ di attualità (ma neanche troppa), riporto solo un passo che rappresenta quello che fu, ed è tuttora, il mio pensiero sull’argomento.
Che poi non c’è di che stupirsi: il cattolicesimo ha fatto della discriminazione il suo fondamento primo, basta vedere la considerazione della donna in ambito ecclesiastico. La donna non può diventare ministro di culto, i preti non si possono sposare… se non è discriminazione questa! Che cos’ha una donna di così mostruoso da vedersi impedito l’accesso al clero? Cosa ha un gay di così vergognoso da non poter essere un bravo ministro di Dio? Non avrebbe forse dovuto confessare in pubblico la sua omosessualità? Ma la sincerità è peccato allora? Quanti sono i preti gay che non hanno mai dichiarato di esserlo? Sono migliori di Gene Robinson? O sono solo molto più in malafede? Essere gay non è una malattia o una perversione, è uno stato naturale, e la natura ce l’ha donata Iddio in persona, con annessi e connessi. Se rifiutiamo una condizione naturale rifiutiamo anche la sua origine. Non è più solo una questione di non condividere il pensiero altrui, diritto sacrosanto, ma è una situazione di RIFIUTO dell’esistenza altrui.
Pertanto, se essere gay, profughi, portatori di handicap, immigrati da mille mondi, poveri, affamati, pazzi o dementi vuol dire essere discriminati perchè considerati non-uomini, allora io sarò gay, profugo, handicappato, immigrato, povero, affamato, pazzo e demente, e combatterò perchè venga rispettato il mio ESSERE UOMO, a prescindere da qualsiasi bigotta concezione del vivere. Se essere gay vuol dire mettersi contro il “gregge dei giusti che vive nella Grazia di Dio”, allora io SONO GAY, nato a Sodoma e residente a Gomorra.
Calcinacci tua
Sta settimana è andata via come l’olio.
Di ricino.
Sul voto in Sardegna
Berlusconi: “Ci ho messo la faccia“.
Il PD invece ci ha rimesso il culo.
Un po’ come in quella trasmissione televisiva: rotto… e sfrangiato.
Volevo scrivere un post
Uff.
Volevo scrivere un post su Eluana, ma non avrebbe avuto molto senso, è morta 17 anni fa.
Volevo scrivere un post sulla libertà di scegliere, ma anche quella è morta, non ricordo nemmeno quando.
Volevo scrivere un post sul fatto che li ritenevo i “meno peggio”, ma peggio di così si muore. Anzi no, è vietato per legge.
Volevo scrivere un post sul medioevo in cui affonda le sue radici la religione, ed in cui la religione pretende che il mondo viva da imbecille boccalone, ma nel medioevo non erano ancora stati inventati, i post.
Volevo scrivere un post ma si è spenta la luce. Definitivamente.
Eutanasia di una nazione
Oggi vedo un manifesto in bacheca: “Contro la crisi, il 12 dicembre sciopero generale di 4 ore”. Promulgato dalla CIGL. Bravi. Anch’io quando ho il parabrezza sporco lo sfascio a mazzate.
Lettera di richiamo
Cara SKY, ho già cestinato e ricominciato questa lettera tre volte, perchè non sono sicuro di evitare querele se esprimo il mio più onesto pensiero. Pertanto mi limiterò a suggerire le seguenti migliorie tecniche:
- mettete la possibilità sul canale 206 di disabilitare il commento “professionale ed imparziale” di bergomi
- evitate in via definitiva di mettere bergomi a commentare le partite della Juventus
- trovategli un lavoro da magazziniere alla Pinetina così ha modo di sfogarsi evitando di deprezzare la qualità dialettica e tecnica di un Caressa qualsiasi
- il giochino delle linee di fuorigioco usatelo anche quando segna la seconda squadra di milano
Cordiali saluti da un cliente che non è così sicuro di voler continuare ad esserlo.
Donnezza
Mi sporcherei le mani volentieri.
Non conosco le persone che hanno dimostrato in questo modo quanto si possa essere incivili, maleducati e di inarrivabile bassezza morale.
Auguro loro solamente di non trovarsi in una simile situazione in qualche posto del mondo dove io sia presente, perché in tal caso avrebbero modo di scoprire cosa significa quando divento veramente cattivo.
Qualcosa di interessante
Stasera volevo scrivere qualcosa di accattivante, che attirasse l’attenzione. Uno di quei pezzi che restano nell’immaginario collettivo. Ho provato a spremermi le meningi, mi sono sforzato di aggredire qualche argomento attuale con, magari, una salace satira o un delicato commento.
Niente. Vuoto assoluto. Le probabilità di riuscirci sono risultate nulle.
Avrei potuto trarre ispirazione dalla puntata di Blob (che orrore) di stasera, su Raitre (altro orrore, ma meno peggio di retequattro). Parlava del dualismo storico fra Pink Floyd e Rolling Stones (o se volete Rolling Floyd e Pink Stones), argomento trito e ritrito che ha riempito pagine e pagine di ogni tipo di prodotto editoriale, dal ruvido giornaletto della scuola all’illuminante saggio d’autore. Col risultato che non c’è storia, i migliori sono sempre stati i Pink Floyd e sempre lo saranno. Ma a parte i gusti personali, nessuno spunto, nessuna rivelazione.
Allora ho spento la tele e sono venuto qui per cercare qualche via d’uscita nel dare forma al mio pensiero, e ne è risultato solo questo:



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