Soldi (continua)
Nei sogni di un bambino i soldi servono per comprare tantissimi giocattoli, in quelli di un adolescente ci sono diavolerie tecnologiche, motorini, … non mi viene in mente nient’altro, come adolescente sono stato una frana. Nei sogni di un adulto che si è sempre fatto remore nell’esprimere le proprie opinioni ci sono furgoni, colorifici, vigili che fanno le multe, pennelli grandi. Nel mio ultimo sogno era tutto singolare, tranne i pennelli, che devono sempre essere almeno due. C’era un solo furgone, un solo colorificio, un solo vigile – solerte, per carità – un solo muro bianco lunghissimo. La potenzialità della presenza dell’avvocato, come figura professionale, era singolare anche in tale proiezione. Alcuni commentatori dicevano che basta pensare intensamente e non c’è bisogno di manifestare per iscritto. Io rilancio con un nuovo sogno: tanti furgoni, tanta vernice, di tutti i colori, pennelli sempre più grandi, vigili insufficienti a far tutte le multe che andrebbero fatte. E poi, in un tripudio di colori, come un fiero arcobaleno all’orizzonte, dipingere una scritta così gigantesca che gli astronauti della ISS guardando dal finestrino possano dire “Houston, what’s the meaning of the word VA-FFA-NC-ULO ?”. E mandare in tilt anche Google Maps.
Soldi
Vorrei avere dei soldi, sì, dei soldi, non tanti, un po’, un po’ di soldi, perché i soldi mi servono per pagare un avvocato. Anche un avvocato, non solo per l’avvocato. I soldi servono per tante cose ma anche per pagare un avvocato. Ma più che mi servirebbero sarebbe per noleggiare un furgone, anche se ce l’ho un furgone, ma non mi piace farmi prestare le cose, nel senso che il furgone ce l’ho ma non è proprio mio e quindi dovrei farmelo prestare. Mi servirebbero quindi dei soldi per l’avvocato, e per il furgone. Se avessi basta di soldi prenderei il furgone e poi andrei in paese in un orario in cui c’è posto per parcheggiare il furgone e il colorificio è aperto, che sono due cose non sempre compatibili, capita spesso che vai a cercare un colorificio aperto e non trovi parcheggio, oppure che vai a parcheggiare e il colorificio è chiuso. E non sempre trovi spazio per parcheggiare un furgone, oppure lo trovi in posti che non sono proprio adatti ai furgoni, e lì ti servono dei soldi per pagare la multa che il solerte vigile farà sul furgone che hai preso a noleggio. Supponiamo che ho i soldi per pagare l’avvocato, per noleggiare il furgone, per pagare la multa che il solerte vigile mi farà quando andrò a cercare il colorificio, e supponiamo che mi bastino per entrare nel colorificio e comprare tanta, tanta vernice. Una volta uscito dal colorificio dovrò aver basta soldi anche per dare una mancia al garzone del colorificio che mi avrà dato una mano a caricare la vernice sul furgone preso a noleggio e lasciato in parcheggio in un posto non proprio adatto al parcheggio dei furgoni, cosa che avrà fatto scattare automaticamente nella mente del solerte vigile il meccanismo di farmi la multa, e dovrò averne basta anche quando sarò uscito dal colorificio, avrò constatato di aver preso la multa e mi sarò reso conto di non aver comprato i pennelli grandi, e quindi sarò rientrato nel colorificio a comprare i pennelli grandi con i soldi rimasti. Poi i soldi li avrei finiti, anche se non avrei ancora pagato l’avvocato, e quindi è meglio che, visto che sto supponendo, di soldi ne abbia un po’ di più di quelli che basterebbero invece solo per il furgone, la multa, la mancia, la vernice e i pennelli. Comunque caricata la vernice, pagata la multa e i pennelli, e la vernice, e il furgone no perché te lo fanno pagare in anticipo quando lo noleggi, supponiamo che arriverei in un posto con un grande muro bianco, lungo, lunghissimo, e alto almeno cinque metri. Lì mi renderei conto di non aver comprato una scala, e quindi dovrei tornare al colorificio, avere ancora un po’ di soldi, prendermi un’altra multa e pagare la scala. Cosa che farei, senz’altro, perché il muro è alto e io il vaffanculo che ci voglio scrivere sopra voglio che si veda da ogni punto d’osservazione che il paese offre.
Ecco, qui è il punto in cui mi servirebbe l’avvocato.
Mi manca Wikipedia
Per contrasto alla noia – è vero – mi è capitato spesso di passare intiere serate a leggere Wikipedia, al punto di arrivare a studiarmi le varie etnie senegalesi per poi bullarmi col mio collega senegalese e vederlo illuminarsi in un sorriso sincero, senegalese e compassionevole. Adesso Wikipedia italiana è oscurata per motivi che sapete praticamente tutti, e la cosa mi spinge a fare gli stessi passi su quella in inglese. Così, premendo su “random article”, scopro che nello stato del Montana esiste una cittadina che si chiama Kremlin, abitata da 126 anime, e che a guardarlo bene il Montana, la sua sagoma geopolitica insomma, sembra un disegno di un bambino che sta provando a fare un quadrato mentre è su un pedalò nel mare in tempesta. Kremlin a parte, sagoma squadrata a parte, io ci vivrei volentieri nel Montana, perché mi han detto che c’è un sacco di neve in inverno e perché puoi vagare per giorni senza incontrare anima viva, e se vaghi a lungo finisce pure che trovi il bambino, quello che prima stava sul pedalò nel mare in tempesta, seduto in un campo di grano a disegnare la sagoma del Burundi.
La cena dei cretini
Non vivrò così a lungo per poter replicare certe sensazioni. E nemmeno mi basterà il tempo per raccogliere il sufficiente coraggio a presentarmi a una persona sconosciuta. Sconosciuta, non del tutto. Oggi ero a tavola a quattro metri e cinquantotto centimetri da Giuliana Sgrena e non ho avuto il coraggio di alzarmi e andare da lei, e darle un bacio sulla guancia in segno di rispetto. Non avrei nemmeno trovato il motivo vero per la mancanza, così come non avrei trovato il motivo per l’azione. Era lì, e non ho fatto nulla. Ho covato, come la chioccia bada alla sua prole dotata di naturale casco integrale. Poi mi si è palesata Antonella Beccaria, una che ha avuto la fortuna di fare lunghe chiacchierate con la Sgrena, e tramite la sua trasparenza sono stato permeato da neutrini di coraggio e sincerità. Cose che ti fanno dimenticare il pasto a base di salumi di alto rango, e formaggi dal sapore importante, rustico, irreplicabile.
A cena ho deciso che ci voleva carattere, ragion per cui mi sono abbandonato fra le braccia di un sublime Formae de Champedel, seguito a ruota da una cinquina di pecorini di struttura così diversa e così struggente come il Marzolino, il Grottarolo, il Trebbione, incalzati da un solenne Garfagnana che ha aperto le porte al Re, il pecorino del Gennargentu. Ad addolcire le labbra sono intervenute due tome, quella di Gressoney, debilitante tanto è saporita, e la classica Piemontese, dolce, soave, quasi pittorica. Direttore d’orchestra un sincero Freisa di Chieri vinificato da Balbiano, e tutto il costrutto ormonale del mio corpo è esploso in un Amen, Allelujah.
Dio non esiste, ma rimane la più grande creazione dell’uomo.
Tramonto
Vi avrei voluto raccontare la storia di quell’uomo che in un tramonto spettacolare in riva al mare passava il suo tempo a disegnare cose nella sabbia con l’alluce del piede destro, e disegnava e scriveva e cercava la vena artistica tramite il suo piede fino a che la sabbia umida glie lo consentiva, e poi arrivava un’onda un po’ più procace e spazzava via tutti i suoi disegni e le sue parole nella sabbia. Il tramonto era spettacolare, ma l’ho già detto, però mi sembrava giusto ribadirlo, perché certe cose sono spettacolari fin dal momento che la natura le ha concepite, e anche se non ci sono i colori impressionanti e artefatti di una foto fatta con filtro speciale e supermegamacchina da millemilamilioni di euro, sempre spettacolare è, e quel disco infuocato che si va a nascondere dietro all’orizzonte e priva pian piano l’uomo sulla spiaggia della sua luce ha un ché di misterioso e bastardo, perché dà e priva allo stesso tempo e questo – visto da un punto d’osservazione obiettivo – non è per niente equilibrato agli occhi dell’uomo che dipinge con l’alluce. L’uomo dipingeva e scriveva – sempre restando nella storia che avrei voluto raccontarvi – e vedeva il disco infuocato che spariva lentamente dietro alle onde che lambivano l’orizzonte, e si chiedeva se prima o poi, col buio, avrebbe dovuto smettere di scrivere con l’alluce, o se avrebbe potuto azzardare una sessione ad alto coefficiente di difficoltà col giungere delle tenebre. L’onda procace continuava a presentarsi con una certa frequenza e a cancellare puntualmente le scritte e i disegni fatti con l’alluce dall’uomo sulla spiaggia che ormai del tramonto spettacolare ricordava appena i colori, visto che era giunta la notte. Avrei voluto raccontarvi che a un certo punto l’uomo che disegnava con l’alluce si ruppe i coglioni di tutto ciò, e che se ne andò con il polpaccio sinistro indolenzito per lo squilibrio creato nel disegnare sempre e solo col piede destro, ma – per fortuna – non ho mai saputo com’è finita questa storia.
Prendere in faccia l’aria
Non ne parlo volentieri, son quelle cose che ti toccano nel profondo. Era già un paio di settimane che per vari motivi non riuscivo a fare il giretto in bici, e stasera, facendo violenza al mio patrono San Decubito, ho rimesso il culo sulla sella per prendere un po’ d’aria. Sulla solita sterrata nei boschi ho visto in lontananza altri due ciclisti che mi precedevano, e io senza forzare per nulla li ho raggiunti in un niente. Erano con bici ipertecniche, abbigliamento abbinato e firmato, forma fisica da invidia, caschi professional, tutta roba di lusso. Io avevo calzette blu con foro sul tallone, scarpa nike con velcro e suola consunta vecchia di dieci anni, più evidente scucitura sul tallone frutto di chissà che dramma, pantaloncino in cotone grigio topo di tre taglie più grande del necessario, maglietta color olanda con enorme e imbarazzante logo nike blu, capelli al vento e adipe q.b. Li ho superati in salita al triplo della loro velocità, e ho pure chiesto scusa. In serata sono andati entrambi a iscriversi a tennis.
Responsabilità
L’altro giorno guardavo la strada e lo spaccato di vita che la popola di volta in volta. A un certo punto è arrivato un tizio con un’età che io se avessì quell’età avrei sicuramente già prenotato le esequie (le mie, intendo), era su una Panda 30 color misantropia, gomme liscie, metastasi rugginose in ogni dove, un adesivo sul lunotto con scritto RDS (Regno Di Sardegna, l’età dell’auto e dell’uomo erano compatibili, del resto). Faceva un caldo imbarazzante e lui stava lì dentro ad armeggiare con la cintura di sicurezza inpacchettato in un abito come quelli che mettono i preti quando stanno in borghese, quegli abiti scuri, neri, giacca e pantalone e camicia che sembrano dire Sì, sono un prete ma adesso sto in borghese e vado in giro con la mia Panda a fare buone azioni anche se fa un caldo imbarazzante. Dopo essersi liberato dall’orrendo strùmolo ha aperto la portiera, gesto accompagnato da un cigolio sinistro come di un portone enorme che non apri da mille anni, e ha tentato di scendere, non senza appoggiarsi al volante col gomito e stracciare col clacson il velo di silenzio che fino a quel momento aveva giaciuto nella zona. Cigolando pure lui è uscito, si è sistemato la giacca, si è guardato intorno, ha chiuso a chiave la portiera dopo aver controllato che i finestrini da ambo i lati fossero serrati, e si è allontanato. L’ho seguito con lo sguardo fino a che non è entrato in uno stabile, e poi, intenerito dall’attenzione con cui aveva svolto le varie attività di cui sopra, sono stato lì a controllare che nessuno gli rubasse la Panda.
Piccole storie senza senso: il soldato
Quel pomeriggio di tardo autunno il soldato fu messo di guardia sul crinale della collina, in corrispondenza del confine nippo-ungherese. Una brezza tesa faceva svolazzare i lembi del cappotto, accompagnando con un lieve brusio la solitudine dell’uomo intento a scrutare con attenzione militare quell’angolo di mondo. Si pose in osservazione verso ovest e in quel modo poté vedere il lato ungherese oggetto del suo far di guardia. Era pieno di colline ungheresi dolcemente ammantante di boschi ungheresi che così a occhio parevano folti di faggi ungheresi. Alcune valli ungheresi erano solcate da ruscelli ungheresi, e più in basso, nel basso ungherese, poteva scorgere anche alcune casette ungheresi, con i tetti ungheresi, le finestre ungheresi, le aiuole ungheresi. Un piccolo falco ungherese si librava nel cielo ungherese sfruttando le correnti ascensionali ungheresi, mentre sullo sfondo, all’orizzonte, l’orizzonte ungherese, si formavano dense nubi ungheresi promettenti pioggia ungherese. Rimase fermo per qualche minuto, avvolto dai refoli prodromi all’inverno ungherese. Poi, appurato che dal lato magiaro non si presentavano imminenti pericoli ungheresi, si voltò verso il lato nippo.
Almanacco
Oggi è il 21 giugno e si festeggia, a parte il pressapochismo dilagante, la nascita di San Colombano del Pagliaio, protettore delle carte di credito. Il sole sorge alle 5.45 se non è nuvolo, e tramonta quando gli va. La luna valla a capire. I nati in questo giorno sono stati chiamati tutti Menenio, anche le donne. Mercurio di questi tempi non se la passa molto bene con le sue orbite anomale, cosa che gli è costata già un paio di congiuntiviti. Tuttavia trova il tempo per andarglielo a menare a Saturno, facendo sì che i nati sotto il segno dell’Ariete con ascendente Cernia abbiano serie difficoltà a calcolare l’arcotangente di una toma delle Langhe, e a mettere giù una pavimentazione in graniglia senza sbeccare le mattonelle. Fino al 300 a.C. il 21 giugno è sempre stato riconosciuto come la data d’inizio dell’Avvento. Poi sono arrivati i Romani e hanno fondato la Cambogia, ma questa è un’altra storia. Il 21 giugno 1922 Hitler era già uno stronzo ottagonale. Il 21 giugno 1982 l’Austria batteva l’Algeria per 2-0 ai mondiali di calcio spagnoli, nell’indifferenza generale. Numa Pompilio, sessantamila anni prima, decretò che il cotechino doveva essere sforacchiato con la forchetta prima della cottura, e non durante, fatto che scatenò la cosiddetta “Rivolta dei cento crudelissimi – ma cosa dico crudelissimi – ferocissimi porchettari fuori dal concerto”. Fu un bagno di sangue, e il concerto non poté aver luogo.
Occhio di bue
Nessuno, dico NESSUNO che si sia mai preoccupato per il povero animale orbo.





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