Lug
12
Ma al sabato non ciavranno proprio un cazzo da fare?
Inserito in Web Life da Sba
E’ quello che avran pensato i pochi avventori seduti al bar di S.Anna di Vinadio oggi alle 12.00. Io e Kya (ma teh, chi l’avrebbe mai detto), sporchi e puzzolenti, con la faccia ben temperata dal sole, le bici lasciate cadere contro il muro, birra alla mano a goderci un po’ di sollievo dopo una giterella mica male.
E’ iniziato tutto alle 6 del mattino, che tanto chi aveva voglia di dormire (ehm…). Arriva lei col Berlinguo (noto mezzo Citroen di ispirazione chiaramente comunista), carico la mia bici, leggerissima e tecnologica, vicino alla sua mietitrebbia da downhill con telaio in ghisa pressofusa, sedile da barbiere in luogo della sella e sospensioni da trial che da sole fanno uno stipendio. La destinazione è il vallone di S.Anna.
L’aria è freschina, ma mi scaldo subito facendo una bella sega alla pompetta perché la sempre precisa Kya si accorge solo lassù di avere una gomma a terra causa valvola difettosa (sgrunt!). Poco male, cioè due balle, partiamo su per l’asfaltata che porta al Colle della Lombarda colmi di buone speranze. C’è chi dice che a freddo una salita sia ancora più dura, a me stamattina è parso l’esatto opposto: i primi 4 km sono almeno al 7%, eppure li abbiamo bevuti in un fiato solo, arrivando all’ottavo km, sul colle, in un’ora appena, dopo esserci fermati al laghetto d’Orgials a far raffreddare il culo per qualche istante.
Vabbé, dei minuti e della prestazione sportiva in sé chissenefrega, arriviamo al Colle e troviamo un porchettaro francese che ci fa venire voglia di colazione. L’aria che arriva dalla francia è gelida, e per dimostrare ulteriormente che dio non esiste, baguette con jambon e beurre, e l’immancabile birretta da compagnia. Attorno a noi è un mormorio continuo, ci guardano come se fossimo entrati nudi in chiesa, ma noi che siamo come Rambo (che ride, se ne frega e si ricuce da solo) finiamo lo spuntino, scattiamo un po’ di foto, io gonfio di nuovo la gomma di Kya (ri-sgrunt!) e poi ci incamminiamo per la sterrata che sale fino a quota 2430 della gobbona alla sinistra orografica del colle. Già, perchè non ci accontentiamo di scendere da dove siamo venuti, vogliamo andare a fracassarci le ossa nelle pietraie, eh…
Infiliamo il sentierino che munta e cala sulla Crête de la Lausette, lo spartiacque gibboso che separa la povera italia dalla misera francia, e passando per la Testa Gias del Caval arriviamo al Colle di S.Anna, a circa 2400 metri, accanto alla cima della Moravacciera. Detto così sembra una guida turistica, cazzo. In realtà il sentiero è un’insidia della madonna ad ogni metro, sassi erratici grossi come palloni da calcio se ne stanno nel mezzo delle ripide discese pronti a farti volare come Superman ed atterrare come Fantozzi (sulle gengive). Rischio seriamente di incaprettarmi almeno due volte prima del Colle, giù per quei ripidi scollinamenti che poi si trasformano in altrettanto ripide salite pietrose.
Dal Colle di S.Anna è opportuno fare testamento prima di scendere. I primi 30 metri sono percorribili, poi si presenta la sconsolante realtà, un’arida pietraia con tornantini ripidi come il tetto di un campanile ed esposti come balconi in piazza. Il mio istinto di autoconservazione mi dice “col cazzo che stai in sella”, così mi prendo la bici per manina e arrivo fino a dopo la casermetta diroccata, seguito nella scelta da Kya. Rantoliamo mezz’ora per qualche centinaio di metri, poi possiamo risalire in sella quando siamo ormai in vista del lago piccolo di S.Anna. Da lì, 700 metri di strada militare ridotta a letto di fiume ci portano, devastandoci le sospensioni e le ginocchia, fino al rifugio dell’apparizione e quindi sull’asfaltata che arriva a S.Anna.
Che dire altro? Una bella giornata, un paio di birrette, una bella sgambata di 16 km in quota e una compagna di viaggio insostituibile che appena prima di ripartire col Berlinguo pesta una merda di vacca e bestemmia per 22 minuti netti senza rifiatare. Questo conferma la non esistenza di dio a discapito dell’incontrovertibile certezza dell’esistenza della sfiga funesta (e punitiva, per avermi fatto gonfiare gomme tutto il giorno). Ah, il bello delle piccole cose
P.S.: le foto sono nella gallery