Kya ed io, ovvero l’Antisportività²

7.15 di sabato mattina. Il pistone della sospensione posteriore è scarico, il compressore sale fino a 8 atmosfere ma non basta. Inizio la giornata elargendo bestemmiole e ‘famm’occ’aachitemmuort’ vari. Kya arriva, prendo due bici, non si sa mai. Certo, non provare quella nuova mi rode, ma tanto abbiamo deciso che sarà un tour “a cazzo”, per cui vada come vada.

Bagni di Vinadio, aria frizzantina, due balle sto calore di questi ultimi giorni, sembra di essere in paradiso. Partiamo verso la Rocca di S.Bernolfo, a dire il vero senza un itinerario preciso. La strada scorre rapida, in salita ma non troppo, quindi decidiamo subito di andare a cacciarci nei guai infilando il percorso dell’anello alto della pista di fondo. Le rampe qui si fanno più sostenute e le pietre levigate sono umide e scivolose come marmo, le bici o sgommano o impennano, partono le prime moltipliche a sfondo religioso e poi siamo costretti a mettere i piedi a terra. Poco male, la salita era quasi alla fine, si scende per qualche metro fra i cespugli e si arriva al bivio per il rifugio Laus.

Io, che sono in forma come un procione obeso, opterei per la strada oltre S.Bernolfo, quella che va al Passo di Barbacana, a vista sembra meno ripida. Kya insiste per il Laus, Rifugio Lausmi dice “Pensa alla birra, pensa alla birra!”, tentando di ipnotizzarmi. Ci casco come un pollo con l’aviaria e mi faccio trascinare in una salita bella sostenuta, con fondo a sassi tipo Via Appia Antica Dopo Il Terremoto. Scendiamo due o tre volte, con la lingua incastrata fra i raggi delle ruote, impossibilitati anche a bestemmiare. Ci ripaga la vista del rifugio, terra promessa dove sgorga birra dalle rocce!

Il gestore è simpatico e ci accoglie bene anche se puzziamo come facoceri. Panino al salame, un litro di birra a testa (sic!) Ah, birra... :)e via verso il colletto del Laus e il lago di S.Bernolfo. Ci stravacchiamo su un masso e ci buttiamo subito sui nostri soliti discorsi tecnici: “Facciamo scappare tutti i merenderos a rutti?”, “Lo sai che per poco non mi rimaneva impigliato nella catena il cordino del tampax?”, “Andrei a fare un marmottone dietro a una pietra” e così via.

La giornata non è serena, poco sole spunta dietro alle nubi e immediatamente lo sentiamo aggredire la pelle (immagino che dramma se fosse stato sereno a specchio). L’ambiente in quota è quello di sempre, aspro, verticale, così gigantesco che ti dà un grande senso di sicurezza. Il lago sembra poggiato lì da qualche pittore, Lago di S.Bernolfoè proprio uno di quei laghi che se non ci fosse dovresti inventarlo, oppure proiettarne un ologramma, perchè quella conchetta senza lago sarebbe proprio poco utile. Poco dietro di noi arrivano ancora alcune lingue di neve delle ultime valanghe primaverili, mentre la ruvida erba alpina guadagna terreno fra i sassi. Che momento poetico, turbato solo da qualche piccolo rutto fisiologico e dal discendere sul sentiero di un tizio che io avrei visto meglio a Woodstock, non certo a fare trekking…

Torniamo giù verso il rifugio, ci aspetta la polenta e una bottiglia di barbera (sic!2 la vendetta). Poi, gonfi come canotti, casco allacciato, scattiamo qualche foto e via, a rotta di collo giù per la discesa. In pochissimi minuti siamo a Strepeis, seduti in creperia a mangiare e bere (ma guarda te…). Non ci pare neppur vero di aver fatto 700 metri di dislivello su 7 km di salita, con una pendenza media del 10%. Non ci pare vero di aver bevuto 2 litri di birra e 2 litri di Isostad, e altro litrozzo di doppio malto in creperia (la sete va combattuta con ogni mezzo, eh… e anche con ogni intero :) ). Prossima meta

Alcuni dati per chi volesse ripercorrere le nostre gesta: la gita non è faticosissima, con un minimo di allenamento si evitano le figuracce che abbiamo fatto noi (e un chissenefrega non ce lo metti?). Ci sono lunghi tratti da percorrere fra boschi di abeti che danno un po’ di frescura, ma il sole si fa sentire di questa stagione anche lassù. Una fontanella a S.Bernolfo consente di non portarsi dietro troppi liquidi (e peso). Consiglio di prendere la discesa con un po’ di attenzione in più, perchè a salire non sembra così ripida, ma a scendere si prende velocità in un nonnulla e sullo sterrato pieno di sassi vaganti (e pericolosissimi) fare un bel volo è un attimo. Del resto in montagna è così quasi ovunque, dove non è peggio. Chi ha più gamba può spingersi oltre il rifugio fino al lago di Collalunga (nella foto qui a fianco si vede il colle), ma bisogna mettere in conto altri 6 km e un dislivello totale di 1200 metri, cosa che con l’allenamento di Kya e mio per ora è off limits.

Nota: occhio alle macchine, fino a S.Bernolfo circolano e rompono le balle, nonostante un perentorio cartello di divieto posto appena oltre Strepeis.

Nota 2: a Bagni sembra che non esista più un solo parcheggio gratuito. A me sembra una bestemmia, visto che la montagna è di tutti, ma qui c’è il racket del parcheggio e se non arrivi presto… paghi. Manco fossimo a St. Moritz….

2 Responses to “Kya ed io, ovvero l’Antisportivitಔ

  1. gertrude stein jr Says:

    grande biso!
    hai dimenticato però un momento “intimo” fondamentale della nostra avventura: la palpata di tette che ti ho fatto davanti alla mappa del luogo prima della “sporca” salita…. o forse l’hai rimossa???
    che bello però toccare delle poppe dure, grosse e sode!
    grazie davvero!
    ho finalmente capito cosa prova un uomo a palpeggiare e ad infilare la propria testa tra le materne mammelle di una donna che, beata lei, ha la fortuna di potersi dire prosperosa come una cammella!! sigh!

    alla prox marcia gita alcolica
    (altrimenti non la vogliamo….ecchecaz!)

  2. Sba Says:

    Ehm, doveroso specificare:
    1 - io non mi sono mai fatto palpeggiare da nessuno di mia iniziativa, ho pensato fosse giusto darti questa possibilità, anche se parlare di poppe dure e sode mi pare esagerato, sono un ciccione lardoso e di dura mi è rimasta solo la testa, il resto è sugna;
    2 - il cacciare la testa fra le mammelle di una donna è stata una mia considerazione del momento, e se mai lo avessi fatto tu affondando la faccia nella mia ciccia saresti svenuta dalle esalazioni :)
    3 - se dici queste cose in pubblico, il DottorRossi tuo marito la prossima volta mi fa recapitare a casa la testa mozzata di un cavallo…

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  • Webcam a 2000 mt.: Webcam sul Santuario di S.Anna di Vinadio
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