Le scimmie di Schopenhauer
Un giorno il vecchio Arthur disse: “Le altre parti del mondo hanno le scimmie, l’Europa ha i francesi”. In quel giorno divenne il mio idolo.
Sono stato in francia di recente, non certo perché ne ami la cultura o il popolo, anzi, direi per l’esatto opposto. E’ da quando abbiamo vinto il mondiale di calcio contro di loro che provo molto piacere a varcare il confine, fermarmi appena dietro alla prima pietra miliare con scritto “F” e pisciarci contro. Dicevo, sono stato in francia, in campeggio, con due ottimi amici, perché tutti e tre volevamo finalmente vedere se c’erano altre specie di scimmie oltre a quelle a noi note. E’ stata un’avventura quasi innaturale, che se intendete leggerla tutta dovete portarvi il pranzo al sacco…
Fino all’ultimo siamo stati indecisi, la pioggia merdosa degli ultimi giorni/mesi aveva decisamente ridotto le già scarse possibilità di prendere una simile iniziativa. Ecco che, con il tempismo di un buon centrocampista di contenimento, il Dr. Rossi mi chiama al cellulare, proprio quando avevo ormai preso posto sul divano, deciso a procurarmi le piaghe da decubito per l’intero weekend. “Allora, si va? Chissenefrega se piove, non fa freddo, andiamo, vediamo com’è, portiamo i gambali da pesca se necessario, se fa cagare andiamo in albergo”. Non so perché ma mi sono lasciato convincere, mentre non c’è stato verso di convincere mia moglie, di indole assolutamente contraria a qualsiasi forma di avventura con sfondo umidiccio.
Un’ora abbondante per preparare il bagaglio (tenda, sacchi, materassini, seggiole da pescatore, cassa di birra), ed ecco che puntualissimi arrivano il Dr. Rossi e sua moglia Kya. Si va con la loro auto, la mia ha la frizione alla frutta (e, pur con un bagagliaio da 500 litri, non avrebbe mai potuto contenere tutto quello che ci siamo portati dietro). Prima fermata, dopo 1,5 km. Spesa al negozietto, compriamo da mangiare come se fossimo in dodici. In ogni caso, la regola ferrea è: non si spende un centesimo in francia. Quindi ci si ferma due km dopo per fare il pieno (che in italia ci lamentiamo ma di là il gasolio costa 1,58 euro al litro). Ok, siamo pronti, si va.
Lungo il viaggio ci colpisce il folgorante verde delle montagne, nutrite da giornate di pioggia e dalla temperatura mite, e i corsi d’acqua che fanno una certa impressione così gonfi di impetuose onde fangose. Più saliamo e meno movimento vediamo, anche perché la viabilità in certi tratti è regolata da semafori causa smottamenti ed allagamenti. Piove, tanto per cambiare. Ci ridiamo su e siamo convinti che di là ci sarà il sole. Al confine vediamo il panorama: una distesa di nubi gonfie di pioggia a perdita d’occhio. Vabbé, al limite si va in una delle gabbiette per scimmie… ops… in un albergo.
Per la cronaca, era di sabato. Lato italia: semafori, una jeep della protezione civile, e nient’altro. In francia, squadre di operai che dragavano il fiume Ubaye in prossimità dei ponti, per facilitare il deflusso delle acque tormentate, auto della polizia e automezzi della protezione civile e dei pompieri in giro per le strade. Era sabato, in italia…
Il campeggio è deserto (splendido). Montiamo la tenda alle 20, mentre non piove. Kya e il Dr. rossi si sono già scofanati: 1 pacco di Tuc, un pacco di Grisbì, un pacco di Cipster e altre innominabili cose prelevate dal sacchetto dei viveri che non sono riuscito nemmeno a vedere. Poco male, io tanto non mangio fuori pasto. Finita la tenda, si dà inizio alla vergognosa aggressione al rimanente cibo: lampada a gas accesa, un silenzio assolutamente adorabile, nessun moscerino o altro volatile cagacazzo. C’è l’insalatona multi energetica, i tomini dell’Infernotto, mezzo chilo di prosciutto, salame artigianale e litri di birra. E gli sgombri del Dr. Rossi, che non sopravviverebbe senza ingerire almeno un po’ della sua dose quotidiana di metalli pesanti. Un’odissea di rutti accompagna la cena, ed introduce il dolce di brioches al cioccolato (e i 4 activia che farebbero cagare da in piedi qualsiasi essere umano).
Si parla della vita, delle cose belle, di mestruazioni, di croste ascellari, di come far scomparire i francesi dalla faccia della terra. Argomenti poetici tipici del campeggio, insomma. Si fanno due passi per digerire, vediamo delle luci che vicino alla stamberga della reception paiono illuminare una fogna di bar. Entriamo, non ci sediamo, prendiamo al banco un whisky (una lacrima con molto ghiaccio), un genepy e un caffé. Nove euro e settanta! Porcod***************************o!!!!! Bestemmiamo tutti, cioé, io bestemmio esplicitamente e i miei compagni d’avventura in modo molto meno blasfemo ma assolutamente chiaro. francesi del cazzo! Ma come fanno a vivere qui con questi prezzi? Oppure hanno un listino per soli italiani? Ladri!
Si torna in tenda, il Dottore ha sonno e ci manda (letteralmente) affanculo entrambi. Io e Kya alle 22.30 non è che moriamo dalla voglia di dormire e ci perdiamo in discorsi allucinanti su argomenti di ogni tipo, per chiudere in bellezza su una diatriba relativa al peggior porno che abbiamo visto fino a lì. Ed intanto ci succhiamo ancora un po’ di birra. Si fa tardi, il letto ci aspetta. Una romantica orchestrina di scoregge ci fa da ninna nanna, nel silenzio della notte congolese… ops… francese.
Mattina, il sole ci sveglia presto. Apro la tenda e…. e….. e vaffanculo. Ecco. Il cielo è nero come se dovesse venire giù a pisciarci in testa, ma da un buco fra le nubi è filtrato un raggio di sole per 2 minuti, quel tanto che basta per svegliarci tutti e farci pensare al meglio. Vabbé, colazione, brioches e birra, e una valanga di rutti per manifestare il malcontento generale.
Un appunto lo devo fare. I coniugi miei compagni di viaggio sembrano Will e Grace, o meglio, Olivia e Braccio di ferro (io sarei stato Brutus, quindi). Il loro stile di vita è diverso dal mio. Fanno solo tre cose: mangiano qualsiasi cosa che abbia un sacchetto di plastica attorno, litigano per qualsiasi cosa abbia un sacchetto di plastica attorno, oppure dormono (indifferenti alla plastica). Già, appena fatta colazione si rimettono a dormire. Provo a svegliarli a rutti, ma niente. Mi svacco sulla seggiola da pescatore e guardo il tempo, calmo e pacato, trascorrere silenzioso, fino a che una comitiva di moto, piazzate in fondo al campeggio, transitano a distanza di 1 minuto una dall’altra: 30 moto, 30 minuti di baccano. Si decide di sbaraccare, ma prima un pranzo veloce è d’obbligo.
Ovviamente facciamo il giro turistico del lago di Serre Ponçon, ci fermiamo a Savines per un caffé e poi riprendiamo la strada di casa. Ci aspetta una cena da favola che mia moglie ha avuto premura di preparare per farsi perdonare di non essere venuta. Volevo portarle una scimmia come ricordo, ma di questa stagione hanno il pelo brutto e puzzano come tombini. Sarà per la prossima.
Uhm, rileggendo questo post chilometrico, penso ad una cosa soltanto: dormire in tenda è una cosa che hanno fatto praticamente tutti, andare in francia idem, ruttare come dei grizzly pure. La cosa che rende tutto questo così speciale è il farlo in compagnia dei tuoi migliori amici. Altrimenti non varrebbe neppure la pena di raccontarlo.
P.S.: le foto sono compromettenti, posto soltanto quella fatta alla base della diga, dove le abbondanti piogge hanno creato un enorme spruzzo d’acqua alto 25 metri nel condotto di troppo pieno.
Ed il video:
Guarda il video del getto d’acqua

giugno 7th, 2008 at 23:06
Chi risponde è la moglie del ruttaro che per farsi perdonare ha cucinato la cena per la famiglia DottorRossi. Anche se sola a casa per mia scelta sono stata felice per la mia dolce metà, mentre ero in compania delle mie tre guardie del corpo (Pippo, Cioncia e la mitica Bobò), tre bauletti baulanti ma grandi protettori. Credo che sia stato bello così anche perchè domenica è stata una notte d’amore stupenda con la mia metà; questo è stato il mio migliore weekend.
giugno 8th, 2008 at 20:35
embbè! niente male la prolisseide dei viandanti cuneesi nella terra dei macachi..o /ghi? mi permetta solamente un appunto egr. sig. biso…racconti la prego l’episodio successo col motociclista crukko al col di tenda..nava..traversette boh! come caz si chiama il colle che da argentera porta in congo? non mi viene…
vabè, però ero curiosa di leggere dalle sue battute di tastiera il dialogo in esperanto contemporaneo avuto con il simpatico centauro baffuto come un vichingo dei drakkar. sì, perchè mentre ciò avveniva io - tanto per cambiare - dormivo dopo essermi ingoiata tre pacchetti di tuc, un gelato al cioccolato e una birrazza pelforth ghiacciata…
anticipatamente ringrazio e bacio le mani, minkia!
giugno 8th, 2008 at 22:29
Il tetesco ha fatto come noi: al colle pensava di vedere il sole oltre confine, invece pioveva come ad Amburgo a novembre, o come a Brest tutto l’anno. Gli ho detto che il tempo non era buono in tedesco, lui mi ha risposto con una valanga di lemmi gutturali che l’ho guardato dicendogli “in english, please!”, e lui non sapeva l’inglese allora è intervenuto il suo amico e ha detto “ora che arriviamo in italia noi, uscirà il sole”. Infatti piove ancora.
Nota: entrambi erano alti almeno una spanna più di me, e io sono 190 cm…. Alla faccia dei luoghi comuni!
Kya, dobbiamo rifarlo!!!!
giugno 18th, 2008 at 10:26
[...] Le scimmie di Schopenhauer sono a casa, allez les bleus!!! Tags: 2-0, euro 2008, europa, francia, italia, olanda, romania, spagna, svizzera, zurich [...]
giugno 18th, 2008 at 23:29
Gibbyno, ho dimenticato di dire che la frase di Schopenhauer l’avevo letta per prima sul tuo blog
Sono molto sorry….
ottobre 25th, 2008 at 12:20
In Francia, almeno, possiamo scrivere “porco dio” in extenso senza remore esistenziale o timore di anatemi paponziferi…
Saluti da una scimmia!
Brunz
ottobre 25th, 2008 at 19:13
Hai ragione, Brunz, ma fosse stato per me ve lo avrei lasciato volentieri ad Avignone
In quanto alle scimmie, mai detto fu più azzeccato: “Chi disprezza compra”. Di fronte a certe figuracce dell’italia politica non sai quanto vorrei essere anch’io una “scimmia francese”.
Avec amitié