Sensazioni
Credo di avere dei problemi. Dovrei farmi visitare da uno bravo, un Dr. House del cervello. Oggi, per la terza volta in questo mese, ho vissuto in prima persona un istante strano, un ricordo del passato che mi è tornato alla mente in maniera davvero realistica, al punto di credere di essere davvero in quella medesima situazione. Sì, certo, queste cose succedono a tutti, ma normalmente lo fanno durante il sonno, non in piena veglia, dannazione! Capita di sognare qualche istante del passato, di viverlo come se fosse reale. Beh, a me capita in pieno giorno, ad occhi aperti.
Oggi ero a militare, cioè, oggi ero al lavoro, ma durante una pausa mi sono sentito come un giorno a Torino, nella caserma del II Reggimento Genio Ferrovieri; pioveva, e guardando in un punto non ben definito dell’ambiente circostante, mi è presa la stessa sensazione di angoscia, la stessa voglia di tornare a casa, ho sentito lo stesso gusto in bocca. Per un attimo non ho visto più nulla, nel senso che la vista c’era, ma la mente interpretava i segnali degli occhi come se non riconoscesse nulla. Una sensazione di vuoto e la certezza (questo mi ha fatto paura) di essere in caserma, non al lavoro.
Sono passati 18 anni da quel giorno, fui trasferito a Torino il 6 aprile del 1990, dopo il CAR ad Albenga, in fanteria. Avevo fatto domanda nei parà (più per scherzo che per altro), in artiglieria alpina, nei corpi alpini speciali; io, amante della montagna, volevo spendere quell’anno di vita nel migliore dei modi tenendomi in forma. Chiesi anche di poter andare nei bersaglieri. Feci anche domanda nei carabinieri, più per il fattore economico che per altro. Mi destinarono nel Genio Ferrovieri, caserma di raccomandati, tutti residenti a Torino e dintorni, tutti laureati con sei, sette anni più di me; quella gente aveva conoscenze, alcuni avevano addirittura lasciato bustarelle pur di rimanere in zona. Lì non entravi mica così, dovevi conoscere qualcuno. C’era addirittura il nipote di un cardinale, vari figli di generali e parenti di marescialli. Insomma, se avessi fatto domanda per entrare in quel corpo, mi avrebbero spedito a Cividale Del Friuli nella Guardia Alpina di Frontiera o cose simili.
C’era anche un gruppo di ragazzi che venivano dal sud. Sicilia, Calabria, Campania. Qualche sardo. Tutti al Minuto Mantenimento (il reparto di manutenzione della caserma, per chi non ha indossato la divisa). Il più istruito di loro aveva la terza media, alcuni soltanto la terza elementare. Un contrasto immenso con il “plotone comando”, ovvero gli addetti agli uffici amministrativi della caserma. Alla Cavour eravamo circa 200 militari di leva, e 1400 “muffaioli”, ovvero quelli che avevano scelto il militare come posto di lavoro. Erano tutti volontari del Genio, lì perchè era l’unico modo per ottenere le credenziali al fine di entrare, dopo i 4 anni di ferma, nelle ferrovie. La caserma formava infatti gli allievi deviatori, manovratori, capotreno e capostazione, e manteneva in esercizio la linea Torino-Chivasso-Aosta, gestita direttamente dal Genio.
Noi costituivamo i “servizi”. Un’azienda, insomma, un’azienda statale vecchio stampo, con quattro persone per ogni ruolo, che tanto c’era abbondanza, ed eravamo lì per la madonna, a 120 mila lire al mese, sostanzialmente contro voglia.
Io oggi mi sono sentito come quel 10 aprile, appena trasferito e sopravvissuto a tre giorni di curvée in cucina con il cuoco che aveva la radio che spaccava i maroni in continuazione con “Trottolino amoroso dudu dadadà”. La controfigura di me stesso.
Sarà stato solo l’aver superato quasi indenne la migrazione a SQL Server?
