Il post dove faccio la recensione de “Il fiuto dello squalo” di Gianni Solla
Ci trovammo di fronte a un problema spinoso. L’editore, altero e forgiato da decenni di esperienza sembrava non voler sentire ragioni. Nell’evidente titubanza di fronte al nuovo romanzo si nascondevano odori e sapori familiari. L’odore del tonfo, ad esempio. Il sapore dell’invenduto. L’inquietudine per l’irrealizzabile in ragione del business. Che poi l’odore del tonfo altrove cambia vocale e sintetizza perfettamente certe realtà irriverenti all’olfatto, ma questo è un altro discorso. Come convincerlo? Come far breccia nella sua coriacea scorza?
Mi feci avanti per sgretolare lo stallo in cui la discussione ormai sembrava voler galleggiare.
«Senta, qui stiamo parlando di un autore emergente, di uno che ha stoffa, di uno che ha già pubblicato un romanzo con un titolo… insomma… niente che trascini il lettore. Non possiamo ripetere gli errori del passato. Questo ragazzo è una valigetta piena di biglietti da cento, dobbiamo aggredire il mercato e accalappiare quella massa di stronzi che dicono di amare la cultura ma poi comprano il vino secondo il colore dell’etichetta!».
Lui, l’editore, un viso scolpito nel cuoio, settant’anni suonati da parecchio, se ne stava là, seduto su una poltrona in pelle che sembrava lo stampo con cui erano state incise le rughe sul suo volto. Rosicchiava il bocchino della pipa fissando il vuoto, quando, in corrispondenza del mio punto esclamativo, sollevò un sopracciglio.
«Non so come lei possa dar credito a questo presunto romanziere che nasconde dietro a un personaggio negativo un’autoreferenzialità imbarazzante».
Incalzai.
«I romanzieri sono tutti autoreferenziali, tutti nascondono dietro al loro personaggio le magagne della loro stessa vita. E poi, scusi, uno che ha una vita normale come potrebbe gettarsi nel torbido mondo della cultura à dépenser? Quale diamine di stimolo…». M’interruppe bruscamente. «Chiamiamo i creativi. Solo loro potranno dipanare la matassa».
«Oddio, se lo dice lei…».
Pronunciò le parole magiche attraverso un decrepito interfono, residuato bellico della campagna d’Africa. «Signorina, mi chiami Carannante e Cuniberti».
Entrarono senza bussare, sotto lo sguardo dell’editore, uno sguardo irrigato di misantropia. «La questione è: che titolo dareste al romanzo che vi ho chiesto di leggere ieri l’altro? ». Dopo un lieve tentennamento parlò Sossio Cuniberti, il più anziano dei creativi. «Beh, sa, abbiamo letto il romanzo, così come avevamo letto il precedente, ed effettivamente ci troviamo di fronte a una situazione non chiarissima. Cioè, sappiamo come la pensa lei, la continuità, il rigore, il disprezzo per l’effetto sorpresa, ma qui si tratta di andare oltre, anche a rischio di deluderla».
«Datemi dimostrazione che non butto nel cesso i soldi che vi verso sul conto in banca, e in fretta» ribadì lui con non troppo malcelata aggressività.
Intervenne Siderno Carannante, uno che ancora oggi sorride quando gli chiedono l’origine del suo nome. «Abbiamo pensato a una cosa tipo “Enfiteusi“…»
«Ditemi che state scherzando».
«Io avevo pensato a “Lo squalo aggredisce ancora“» balbettò Cuniberti, con un leggero tremolio alla palpebra sinistra.
«Dobbiamo vendere il libro o vedere intiere famigliole vomitare davanti agli scaffali???» tuonò il boss.
«Ma Presidente, il libro fa schifo, non possiamo ingannare il lettore…»
«Dica qualcosa lei, Bisio, che mi sta venendo l’orchite»
«Non Bisio, Biso, io mi chiamo Biso» dissi appena prima di essere investito da uno sguardo trasudante odio. «Avevo pensato a una cosa che celebrasse l’autoreferenzialità dell’autore dando l’opportuno peso alla trama, un filo sottile che dà vita a quella che intravvedo come una splendida storia d’intenti irrrealizzati e, forse, irrealizzabili».
«Cioè, cazzo?». Era solito darsi al turpiloquio, il boss, se perdeva la pazienza. E chi non?
«Il titolo che suggerisco è “Ragazza che limoni Solla“. Semplice, immediato, indirizzato dritto al cuore dei giovani d’oggi»
«Siete licenziati, tutti e due» disse rivolto a Cuniberti e Carannante. «Lei Bisio, Biso, come diavolo si chiama, metta giù due righe, domani andiamo in stampa».
Nota dell’autore: Il libro di Gianni Solla lo potete trovare ovunque, ma sul sito di Marsilio se ne parla (giustamente, dico) e lo si compra anche sullinternette, qui ad esempio, o anche qui. E’ molto moltoso, e anche ancoso. Mi è piaciuto, andrebbe letto e adottato come libro di testo alle elementari. (Gianni, i dati per il bonifico te li mando via mail).





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