Senza sole taccio
(Questo post è stato commissionato da Ivan G., un lettore di questo blog, nell’ambito della campagna “Fatti scrivere un post che io ho finito le idee”. Non ha niente a che vedere con quanto mi ha chiesto, ma vabbé)
La riunione più strana che ho avuto in vita mia è stata… strana. Ora, non è che se una riunione è strana meriti la pena di essere raccontata su un blog, ma questa riunione è stata così strana che sembra incredibile, e invece è tutto vero. Ero in un posto che il mondo civile non sa dove si trovi, anzi, ne ignora totalmente l’esistenza, anzi, credo che persino gli stessi residenti di quel posto non sappiano di preciso dove si trovino. Quel posto si chiama Gazzo Padovano, e ok, non è questa la parte dove si dovrebbe ridere. Dicevo, ero a Gazzo Padovano con delle persone, eravamo lì per vedere uno spettacolo di Guido Catalano.
Tu adesso dirai “Ma che cacchio ci sei andato a fare fino a Gazzo Padovano se Guido Catalano abitualmente fa spettacoli in luoghi ben più vicini a dove vivi e soprattutto luoghi che il mondo civile conosce e sa dove si trovano anche senza usare Google Maps?”. C’ero, punto. C’erano dei miei amici che vivono in un posto dalle parti di Gazzo Padovano che non sapevano dove fosse Gazzo Padovano, e così ci siamo andati insieme a vedere Guido Catalano, che per l’occasione era con Mauro Gasparini e facevano uno spettacolo con le motoseghe.
In buona sostanza – ora arrivo al punto – il giorno dopo ho fatto una lunga riunione con Guido Catalano. Non che lui fosse dei più felici di fare una riunione con me, ma era stato quasi obbligato, visto che mi ero offerto di riportarlo nella ridente Torino e quindi, per forza di cose, lui era praticamente nello stesso abitacolo della stessa autovettura in cui mi trovavo io. La riunione durò cinque ore, roba che nemmeno il Consiglio di Guerra di Itle, e fu stranissima. E ora ve la racconto.
- “Guido io”, dissi.
- “No, Guido, io” disse lui.
- “No, cioè, capisco il tuo disappunto, ma è una vettura guidabile solo da umani e tu non lo sei”.
- “Sei perspicace, amico mio, la natura di un poeta è assimilabile a quella divina”.
- “Intendevo dire CAT ALANO, non c’è nulla di umano nel tuo nome, e neanche ‘catalano’ tuttoattaccato non son ben sicuro che sia qualcosa di positivo, o di umano in senso empatico”.
- “Che poi io ho detto Guido con la G maiuscola”.
- “Ah, capisco”.
- “Volevo fare la battuta, ciai presente?” e mi faceva un gesto con pollice e indice messi a L in rotazione parziale alternata di circa 22°.
- “Non avevo capito, dimenticavo che in una vita di stenti e sofferenza in ragione della virtù poetica, anche un Nume può assecondare temporanei istinti d’ilarità”.
- “Tu non sai ciò che dici”.
- “Ma so ciò che dici tu”.
- “E cosa dico io?”
- “Non saprei. Guido, tu sei comunista?”
- “Non so dirti di preciso, ma a colazione sono sicuro che fosse mortadella”.
- “Bene. Avrei due etti di stima residua, posso offrirteli?”
- “Puoi. Adesso, di gVazia, andiamo?”
E non ci rivolgemmo più la parola fino a Corso Massimo D’Azeglio, in quel di Torino. Giunti sul posto scese dall’auto, mi regalò “I cani hanno sempre ragione”, mi disse che non aveva da scrivere per farmi una dedica, e se ne andò saltellando sulle sopracciglia.







Ma grazie!