Robba cattolica (un post per Vix)

Ho detto che mi sarei pentito, sono pentito, ma almeno produco. E’ un esperimento, sembrano i consigli di Zia Betta, o la posta del cuore. Ma non preoccupatevi, mi disprezzo sufficientemente da solo.

Tema (proposto da Vix): come trasferire a mio figlio – settenne – l’importanza di accogliere le regole e le limitazioni nel processo di apprendimento, senza intervenire in maniera troppo coercitiva quando il suo naturale spirito ribelle e il suo forte carattere negano qualsiasi spazio ad un confronto pacato?

Svolgimento

Figli non ne ho, quindi non potrei raccontare esperienze in merito. Ho dei cani e dei nipoti, ma non è proprio la stessa cosa. Quindi parlerò di come mi ponevo io a quell’età nei confronti delle regole e del come il mio spirito ribelle e il mio forte carattere furono plasmati, limati, inquadrati e sapientemente disinnescati dai miei genitori al momento opportuno (o, per dirla brevemente, di come fui abilmente fottuto).

Da bambino a scuola ero un piccolo mostro. Classico prediletto della maestra, contavo su un vantaggio intellettivo che mi faceva quasi sempre primeggiare senza aprire i libri. Non studiavo, non ne avevo bisogno. Non lo dico come un vanto, perché proprio quell’atteggiamento mi ha portato più avanti negli anni ad essere una capra, e nulla han potuto fare preventivamente i miei genitori per farmi crescere limitando la mia presunzione di poter sapere senza studiare. Il semplice motivo è che proprio loro, i miei genitori, per via della loro estrazione sociale e del periodo dimmerda in cui sono cresciuti, con la scuola e lo studio ebbero rapporti a dir poco superficiali, raggiungendo a malapena la quinta elementare. Con la ciàrla che mi trovavo già a sette anni, e con la capacità naturale di leggere, scrivere, contare e memorizzare sbattendomene dei libri, ben presto non ebbero più argomenti da discutere e mi lasciarono venir su come la natura riteneva opportuno. Ne è prova il fatto che, terminato l’orario delle lezioni, correvo – letteralmente, altro che scuolabus – a casa, pranzavo a strozzoni e mi precipitavo per campi, cantieri, case in costruzione, gelsi, montagne di terra, boschi con il mio amichetto di sempre, in totale autonomia e anarchia, e rientravo in casa alle sette di sera, appena in tempo per fare quei quattro ridicoli compiti prima di cena. Tutto questo alle elementari, non so se mi spiego, anzi, non so se una simile infanzia sia concepibile al giorno d’oggi.

Il credere di poter sapere senza studiare mi entrò nel sangue. Alle medie, considerato il mio train de vie anarchico, anzi, autarchico, i miei mi convinsero a entrare in collegio, delegando mio fratello a indorare la pillola, visto che c’era stato prima di me. Quindi: da nessuna regola a tutte regole. Era un seminario, robba cattolica, tanto per capirci. Lì era tutto proibito, e ciò che non era proibito era obbligo. Tre anni di medie tornando a casa solo una domenica ogni due. Le vacanze estive erano sapientemente costellate di dannatissimi campeggi in soleggiati lager di mezza montagna, dove era tutto proibito e il resto erano obblighi. In classe ero ancora più mostricciattolo, voti altissimi, una ciàrla invidiabile, e libri aperti zero, pur trovandomi di fronte a materie come francese e latino. Poi venne il periodo del ginnasio, dove era tutto proibito e il resto erano obblighi. E lì cominciò a scricchiolare il mio metodo di apprendimento, aiutato anche dal nefasto influsso di alunni esterni che venivano accolti a scuola dal rettore perché figli di cattolicissime famiglie facoltose, le quali versavano nelle casse del seminario sonanti dobloni in cambio di ispirazione mistica e indulgenze plenarie quando si trattava di decidere per le promozioni scolastiche dei rampolli. Troppe distrazioni, troppo chiasso, troppa discriminazione, troppa voglia di giocare a calcio rispetto alle sempre maggiori incombenze di studio. Fui rimandato in greco in quinta ginnasio, e passai tutta l’estate sui libri perché mio padre si accorse finalmente che io non sapevo un cazzo (diciamo che per il 5 in greco si offese più lui di me). La versione dell’esame di riparazione fu un gioiellino di cui mi stupii pure io, e tutto tornò come prima, per un po’.

In prima liceo avvenne il tracollo: biologia, chimica, geometria analitica, il fottuto latino, il fottuto greco, il fottuto professore di filosofia, il fottuto rettore del seminario, i fottuti alunni esterni, il calcio, la passione smodata per l’informatica. A fine anno presi e mi levai dalle palle senza andare all’esame di riparazione per latino e italiano (italiano, santoddio), dopo sei anni di clausura, tremilatrecentonovanta messe e oltre cinquemila rosari recitati, ben sapendo che sarei finito a lavorare a casa con mio padre al ragionevole e inflessibile orario 7.30-12 / 14-19.30, sabato e domenica mattina compresi, per un ammontare minimo di 64 (sessantaquattro, hai letto bene) ore settimanali. E lì era tutto proibito e il resto era obbligo. Così io, che a sette anni passavo intieri pomeriggi in giro a far danni senza il minimo controllo genitoriale, a diciassette anni avevo il rientro obbligato alle 22.30, pena il ritiro della moto. A proposito di moto: in quel periodo mi presi una multa mentre ero in giro col Fantic, grazie ai primi aggeggi per controllare la velocità. Venticinquemilalire perché facevo i sessantadue orari in zona urbana. Mio padre mi vomitò addosso un barile di collera, poi mi diede i soldi, andai a pagare e al ritorno mi fece posare la moto per una settimana sotto al portico, riducendomi a rosicare come un leone in gabbia. Mi servì: oggi, con quasi venticinque anni di patente, ancora devo prendere la seconda multa (sgratt). Metodo coercitivo wins.

Tutto questo per (non) dire una sola cosa: nell’età in cui ti formi il carattere le norme sono importanti, anche se non piacciono. E non c’è carattere che tenga, è necessario che qualcuno detti le regole con autorità, le faccia comprendere nella loro utilità e le faccia rispettare senza deroghe. Altrimenti il bambino viene su una capra come me, e questo è inutile e dannoso perché poi te lo trovi a quarant’anni ridotto a un blasfemo, ignorante programmatore sovrappeso. Magari questo aspetto può spaventarlo e spaventarti a sufficienza, anche se non mi conoscete di persona.

 

 

2 risposte a Robba cattolica (un post per Vix)

  • vix scrive:

    quanto mi piace darti la stura :D!
    concordo con te al 1000 %, epperò te farei conosce’ mi fijo :D :D :D
    Grazie di cuore.

  • vix scrive:

    ah, by the way, il suddetto pargolo ha preso il pagellino e gli hanno abbassato il voto in condotta. per dire…

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