Tonto, single e libertino

Certo, la vita da single ha i suoi vantaggi. Non che io lo sia diventato in via definitiva, ma la consorte è al mare e io son qui a badare ai cani. Dicevo, i vantaggi, nessuno. Ad esempio devi andare a farti la spesa, che è una di quelle cose che pagherei dei terzi consenzienti per farla fare a loro. Stasera ho dovuto capitolare dopo giorni di pseudoalimenti in scatola, e ho chiesto conforto al mio collega (single, lui, un uomo festaiolo) che mi ha accompagnato. Diciamo che so riconoscere gli oggetti negli scaffali, e ho anche, per la prima volta, messo il guanto da stupratore per pesare e insacchettare un melone. Roba da non credere, davvero. Incetta di birre ad alta gradazione, formaggi di varia natura (e il Raschera che mia moglie non compra mai, vatti a sapere perché), e una vaschetta con una sintesi di prosciutto di cinto toscano da 130 euro al kg.

Poi arrivi a casa con la tua bella cofanata di roba, e tua madre ti aspetta in cortile. E non è che finge come al solito di bagnare i vasi per approfittare a farsi un po’ di cazzi tuoi, no, si avvicina con sguardo severo per controllare COSA hai comprato. E aspetta a chiederti se hai bisogno di una mano quando c’è solo più da prendere la birra ben protetta nella coperta. Come se volesse contarla, e monitorare le tue abitudini, e magari sapere con chi vai, con chi sei stato, e non c’eri a pranzo. Fortuna che il tecnico della caldaia era un uomo altrimenti sarei stato bollato come un libertino adultero ecc… Com’è che si chiamava la polizia segreta della DDR?

Altri non vantaggi: fumo e lascio il posacenere zeppo impestato in qualsiasi parte della casa. Anni fa, i primi in cui avevamo deciso di fare ferie separate per via del mio grande amore per il mare, mi portavo la cassa di birra accanto al letto, la stecca di sigarette, e alla sera dopo la doccia mi sparavo nel letto col ventilatore a palla e mi bevevo sei o sette birre, fumando un pacco di bionde in camera da letto, cosa infinitamente proibita e deplorevole in regime di coppia. Adesso nel letto no, non mi piace più quel tanfo di fornace nelle lenzuola. E la birra nemmeno, che invecchiando ci si limita, un po’, insomma, ci siamo capiti. Però il posacenere lo lascio sul tavolo della cucina, o in sala, o sul davanzale, pieno, e nessuno che mi cazzia dopo 12 minuti netti. Una meraviglia. Ma poi, tanto, si sa, lo svuoto comunque e lo rimetto al suo posto. Mi sto rammollendo.

Poi, abitudine risalente ai primi anni di vacanze ecc… è quella di lasciare il letto in una condizione pari o peggiore ad un giaciglio per vacche (in piemontese: giàs). Mai rifarlo, mai rassettare le lenzuola, mai sbattere il cuscino. Alla sera ci torni e lo trovi nella stessa forma e posa con cui lo hai lasciato, come una sindone, come un sepolcro, e riprendendo l’ultima posa del mattino è facile che riesci a proseguire i sogni interrotti dalla sveglia. Devi ricordarti che il giorno prima del suo ritorno è opportuno risistemare tutto per non giocarsi il matrimonio con una scena horror di lei che arriva in stanza e crede di essere finita in un allestimento teatrale di District 9.

Infine il silenzio. Amo il silenzio, amo stare da solo, amo parlare con i cani perché loro sì che mi capiscono. Che, come me, han lo sguardo tonto e paziente di chi sbircia il calendario e conta i giorni che mancano alla gioia di non poter più fare i single per sbaglio.

2 risposte a Tonto, single e libertino

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