Archivi del mese: giugno 2010

Amore grande, amore bello

Amore grande, amore bello, ti ricordi quando eravamo giovani e si parlava del futuro, e io e te abbarbicati su quel faggio come scimmie, che avevamo anche un fisichino niente male e riuscivamo a starci, su quei rami, senza piombare a terra come i gravi di Newton, e parlavamo parlavamo per ore, e poi tu un giorno mi dicesti Ma adesso per una volta invece di parlare me la metti la lingua in bocca? E io ti dicevo Ma guarda che secondo me tu una lingua in bocca già ce l’hai, così, almeno, mi pare di dedurre, da quello che dici, da come lo dici, insomma la pronuncia tua non lascia affatto intendere che non hai la lingua, e tu mi dicevi Scemo, parlavo di limonare, e io sorridevo come un fringuello delle prealpi prealpine?

Amore grande, amore bello, e poi limonavamo come quelli che limonano, che poi io sta cosa del limonare non l’ho mai capita, cioè intendo l’etimo, limonare, ma che cosa c’entrano i limoni con quell’azione di mescolare i propri liquidi arrovellando le lingue fino al crampo submascellare? Ma tu volevi limonare, e lo abbiamo fatto per anni, limonare, e in quell’atto noi spremevamo ogni singolo atomo del nostro amore e non ci domandavamo mai cosa sarebbe stato di noi, come saremmo diventati, e soprattutto tu non facevi altro che parlare d’amore senza mai chiedermi se io ero d’accordo, su sta cosa, e se limonare era sufficiente. Ma noi, tu, lo sapevi, che eravamo dei deficienti e non volevamo andare oltre, perché la paura fa novanta, e francamente anche questa non l’ho mai capita del tutto ma mi sono fatto diverse idee tipo che comunque di me ti potevi fidare, che a novanta non ti ci avrei messa se tu non me lo chiedevi, e del resto non posso mica biasimarti se avevi paura, perché in quella posizione il rischio di limonare in maniera un po’ diversa c’era, evidentemente.

Tu, amore grande, alla fine, amore bello, a forza di limonare ti sei scordata di darmela.

Chi sa raccontare le storie, le racconti

E’ una fortuna che al mondo ci siano persone che hanno delle storie da raccontare. E’ una fortuna che al mondo ci siano delle persone che sanno raccontarle bene, le storie. E’ una fortuna che al mondo ci sia una persona come Mitia, che quando scrive ti buca il cuore e ti fa sanguinare dentro.

Sono felice che adesso abbia una casa tutta sua. Tu, adesso, devi soltanto leggere.

Sassi

Mi piace la montagna perché non si disperde in quella stupida monotonia orizzontale tipica degli altri posti. Mi piace perché è silenziosa, se la sai scegliere bene: la montagna inizia dove i deficienti finiscono di starnazzare. Quella sensazione di pace, quando ti rannicchi su un sasso ad ascoltare il vento nelle prime ore della sera, quando l’aria frizzantina ti fa mettere la felpa anche a luglio, è impagabile. Ci sei tu, il sasso, la brezza, le ombre che assorbono il paesaggio, e null’altro. Per ore. Solo con te stesso e il giganteggiare della natura attorno a te. Talvolta percepisci qualche campanaccio di ignara vacca al pascolo, in lontananza, o il ruscello in fondo al vallone, i cui gorgoglii ti arrivano portati da chissà quale refolo. Sei in una dimensione non misurabile del tempo,  finalmente in contatto con l’elaboratore più prezioso che esista, il tuo animo. E’ in quel momento che devi agganciare il segnale e tornare in sintonia con le tue emozioni, dimenticando qualsiasi accessorio. Per fare i conti con la propria coscienza non serve alcuna calcolatrice, basta il silenzio ben dosato e sincrono con i battiti del cuore. Perché i conti vanno fatti prima o poi, se non altro per sapere a che punto sei della tua vita, o a che punto è lei con te.

Il mio sasso è là che mi aspetta, non so se tornandoci quest’anno troverò ancora ai suoi piedi le briciole dei pensieri lasciati l’estate scorsa.

Appunti

Era da un po’ che volevo farlo, poi ho comprato il DVD e finalmente stasera, dopo averne sentito parlare in ogni salsa sono riuscito a vederemi in santa pace il film Avatar. E niente, volevo solo dire che così a prima vista sembra un film di fantascienza.