Archivi del mese: maggio 2010

Post negativo (è la rabbia che scrive)

Sono stanco. Sono sempre stanco ultimamente. Io che sono un misantropo ho a che fare con troppe persone, e le persone stancano se intendi trattarle come tali. Sono stanco proprio di quelli che se ne sbattono le balle della vita della gente e poi vanno in giro a fare gli splendidi e a dilapidare sorrisoni. Quelli che ci devi fare insieme e che sanno tutto loro, quelli che ci devi discutere perché immancabilmente entri nei discorsi di lavoro e loro sono imprenditori illuminati che stanno dalla parte dell’operaio e poi scopri che non hanno mai messo piede in fabbrica. Ehi tu coglione, hai mai messo la tuta blu? Ti sei mai alzato alle 4.50 per andare a fare il turno? Hai mai passato la notte della finale dei mondiali in fabbrica perché eri l’ultimo arrivato e non ti davano il permesso? Sei mai stato 5 mesi in cassa integrazione con i debiti da pagare? Eh? E poi mi chiedi che modello di computer comprare per avere maggior dinamismo sui mercati quando c’è fluttuazione e tu vuoi speculare alla grande? Ma vai affanculo, te, i tuoi mercati, la tua ipocrisia e la mercedes nuova che tua moglie usa per andare a farsi sbattere dal capocantiere della tua ditta. Io alla gente come te ci sputerei in faccia, anzi, ci sparerei alla distanza come in Schindler’s List. A proposito, lo hai mai preso un fucile in mano, tu? Ah no, già, tu non hai fatto il militare perché il tuo babbo conosceva il tal colonnello, e mentre io ero in caserma a farmi sbattere giù dal letto alle 6 del mattino alle urla “Sveglia! Giù dalle brande! Banda di stronzi! Svegliaaaa!” tu eri all’università a trovare un modo diverso ogni giorno per far passare il tempo. Lo sai che io l’ho fatto il militare, vero? Lo sai che ho vestito la fottuta divisa per un anno con orgoglio, mi sono congedato col grado di sergente e che ero bravissimo a sparare col Garand? Ah no, tu fai i discorsoni, quelli che è fondamentale essere interventisti perché comunque anche quello fa girare il mercato, crea economia e posti di lavoro. Ma senti un po’, faccia da tricheco, tu li hai mai visti i risultati di una guerra? Hai mai stretto la mano a un profugo secco come una modella di Calvin Klein? Hai mai ospitato una famiglia quasi intiera in casa tua per quattro mesi, gente che veniva da un anno di campo profughi in Slovenia, gente così magra che ci vedevi il Monviso attraverso? Io sì, testa di cazzo, l’ho fatto rinunciando a una parte della mia libertà, perché non te ne fai niente della libertà quando i tuoi simili non ne hanno anche per causa di chi governa il tuo paese. Non sono stato a guardare il fatto che erano musulmani, dico a te, dannato stronzo che ti vanti di essere cattolico praticante e che disprezzi chiunque non lo sia. Ho dato loro cibo e alloggio, ho imparato un po’ della loro lingua per parlarci insieme (polàko, kako ce kadze na hrvatsk-srpskij?), ho visto quei bambini piangere le rare volte che riuscivano a parlare con il loro padre trattenuto in Bosnia, li ho abbracciati quando al mio matrimonio sono riusciti a risparmiare due spiccioli per farmi un regalo. Non lo sapevano ancora che il più grande regalo me lo avevano fatto insegnandomi ad essere meno merda e più uomo.

Che alla fine ha ragione la mia amica immaginaria, che dice che io sono troppo comunista per essere vero.

Lavori pericolosi

Dai, che poi sembra che quelli strani stan tutti dalle nostre parti. Però è tutto vero.

Un giorno un tizio di Cuneo noto come “Geniu” o “Zozzo” era in giro col suo trattore + rimorchio. Ah, spetta, voi non sapete niente di Geniu. Ecco, costui è uno che si è fatto una carriera con lo schifo. Raccatta monnezza, disostruisce pozzi neri, dorme nella benna della ruspa, insomma un personaggio particolare (vorrei dire cristallino, ma non è proprio il termine più adatto). Dicevo, un giorno il nostro era nella centralissima Via Roma, a Cuneo, a pochi metri da Piazza Galimberti, col suo trattore e il rimorchio. Procedeva lentamente e (mettete a letto i bambini, per favore) trasportava il risultato di una disostruzione di pozzo nero appena avvenuta. Nel rimorchio, così, sfusa. Immaginate la scia che emanava, immaginate Via Roma, immaginate le sponde del rimorchio che certo non sono a tenuta stagna.

(Il seguito non è adatto ai deboli di stomaco) Ad un tratto una Punto dei vigili urbani lo sorpassò e lo fece accostare. Scesero in due e si misero a sbraitare con lui per l’indecoroso spargimento di liquami che stava producendo nel cuore della dolce vita cuneese. Geniu non fece una piega, disse che in qualche modo doveva pur portarla via. Il vigile più giovane, con uno sguardo atterrito, lo fece andare sul retro del rimorchio per fargli vedere la pozza che si era formata a terra e che continuava a colare dalle sponde, urlando “Guardi che schifo! Cerchi di bloccare la perdita, maledizione!”. Il buon Geniu, uno che non era certo stato educato a Oxford, estrasse dalla tasca un fazzoletto lercio, lo appallottolò un pochettino e poi infilò il braccio dentro la (si può dire “cacca” vero?) cacca liquida, cercando di chiudere il buco più grosso nella giuntura all’angolo del rimorchio. A quel punto il vigile giovane sbiancò in volto e per tutta una serie di motivi fu costretto a chinarsi a terra in preda ai conati, al che il suo collega lo allontanò dalla zona.

Messo a sedere sul marciapiedi il giovane sconvolto, il collega anziano tornò e intimò a Zozzo di andarsene immediatamente, dicendogli che non gli avrebbe fatto la contravvenzione per non perdere tempo. Lui sorrise e gli porse la mano in segno di ringraziamento.

Odiose

Stasera rientrando a casa ho visto una macchina targata Verona, era uno di quei cosi francesi che non sai bene a che cosa servano, comunque aveva uno specchietto grande e quando ho guardato nello specchietto ho visto la faccia della Sidgi e mi è venuto un mezzo infarto. Ho pensato Ma che maremma moribonda ci fa la Sidgi con una macchina targata Verona a Cuneo? Eppure l’ho guardata bene, le labbra erano le sue, gli occhi erano i suoi, il figòtipo era il suo, e sul sedile dietro c’era un cespuglio che sembrava quello della Fata, e stavo già pregustando una cenetta a lume di candela con le mie due amiche magnagatt e trincaspriss, con i violini e il cameriere gay, quando ha girato per un paese che ha un nome che in spagnolo significa Cazzo, e allora la mia stima per la Sidgi e per la Fata mi ha fatto sospettare che non fossero loro. O forse sì, ma non credo che insomma, praticamente, vabbé.
E’ stato bello per un attimo pensare che fossero loro, con la damigiana di sgnapa nel baule, e che venissero a trovarmi. Sognare non costa nulla. Odiose.

Violenza

La violenza alberga in noi e non paga nemmeno le consumazioni al frigobar. Ce ne accorgiamo in giorni come questo, e parlando al plurale intendo dire che voi ve ne accorgete sì che io oggi sono violento. E’ che semplicemente se il mio placido sonno viene disturbato mentre sono ancora ampiamente accoccolato fra i generosi seni della moglie di Morfeo, io poi sono una bestia sanguinaria per tutto il giorno. Stamattina alle 6 un tizio, che di seguito chiameremo coglione, ha deciso di spostare da un non ben identificato posto una mezza dozzina di cassonetti e di piazzarli davanti al mio cancello di casa, facendo un chiasso tipo perforatrice dei tunnel autostradali. Io che sono un tipo ligio alle regole mi son chiesto nel dormiveglia 1) cosa minchia stanno facendo là fuori*, 2) cazzo ieri sera per la prima volta in sei anni ho parcheggiato in strada anziché in cortile e 3) adesso mi staranno rimuovendo la macchina per la pulizia delle strade, visto che oggi è il terzo mercol… no, oggi non è il terzo, vabbé scendo a vedere, trovo i cassonetti, li guardo come la vacca guarda il treno, vado a rileggere il cartello del divieto, metto l’auto in cortile, torno a letto. Dopo 15 minuti un altro tizio, che di seguito chiameremo coglione pure lui, ma diverso da quello sopra citato, mette in moto il suo camion e mi sveglia di nuovo. Io ho pregato il dio della ruggine perché agisse in tale direzione, vedremo se funziona. Infine alle 7.30 è suonata la sveglia di mia moglie, ma ormai i miei occhi erano sbarrati da un’ora.

Così, sceso dal letto, mi sono lavato violento, ho fatto colazione violento, mi sono vestito violento e appena arrivato nel parcheggio della fabbrica ho dato di matto facendo un gesto inumano, riprovevole, sconsiderato: per vendetta ho gettato una carta di caramella nel cassonetto della plastica.

*La frase originaria era “Chi è quel mona che sbatte la porta e chiude urlando” (cit.)


Far le cose da turisti

Poi uno dice le cose disdicevoli da turisti. Alla sera in quell’hotel non c’era un tubo da fare, e francamente di uscire a cercare un locale ho smesso dall’87, quindi si stava in terrazza a pigliare per il culo i francesi con quel loro abbigliamento che nemmeno Scialpi vestito per la prima comunione (cit.). Poi, finita la grappa ai datteri, si andava in camera e considerato che comunque anche noi la nostra età ce l’abbiamo, non è che si poteva passare il resto della serata a fare le cose. Allora accendevi la tv e guardavi la CNN o altri canali internazionali, e una sera abbiamo pure guardato un film ceco, doppiato in polacco, su TVP (TV Polonia), e ci siamo sbellicati dalle risate. Era un muto.

Non ho l’età(me)

Una delle attività che reputo maggiormente rilassanti è fare il bifolco. Oggi ho preso la bici e sono andato alla casa di campagna dei miei, quella dove un tempo viveva mia sorella, quando viveva. Mi attendeva un bel pezzo d’orto da dissodare e concimare, sparato al sole del pomeriggio. Torso nudo, circumaurale antirumore e poi via con la motozappa saltabeccante a fare il primo giro (chissà perché mi viene in mente la parola disruptive). Poi con l’aiuto di mio padre abbiamo sparso il letame e via col secondo giro di miscelazione. La motozappa aiuta a tenersi in forma, altro che stepper o cyclette: per tenere a bada quella bestia la presa deve essere salda e le spalle di una certa consistenza, usi tutti i muscoli del corpo per evitare di farti ribaltare e quando hai finito ti vibra anche il sacro coccige. Però è divertente, rilassante, e sudi come una mula partoriente, pulisci i pori e quelle cose lì.

Comunque niente, mentre che spargevo letame pensavo a una metafora sulla vita ma onestamente non mi è venuto in mente niente che non contenesse parolacce. Sarà per la prossima.

La prossima

Avevo bisogno di una boccata d’aria. Ringraziando quella, dalle nostre parti, esiste ancora. Sono arrivato in cima alla montagna e ho visto che accanto molte altre cime, ben più alte, si imponevano sull’orizzonte. Non è andare più in alto che aiuta, è piuttosto andare dove si vuole, o dove si arriva con le proprie forze, e che serva come lezione per tutto il resto. Ho stretto in mano la neve primaverile, facendola sciogliere lentamente e bisbigliando “and may your dreams be realized”. Lo avevo promesso, l’ho fatto. Che i vostri sogni possano essere realizzati, io sono andato lassù a chiederlo per voi, che la gente che si preoccupa gratis ha ancora il suo perché.

Tu sarai la prossima

Tu sarai la prossima

La colazione dei campioni

Vabbé dai, tu penserai che non è vero e che sono un cialtrone, ma la cruda realtà mi è stata ricordata stasera da mia moglie, mentre cenavo. Una mattina in hotel, colazione, un tipo dall’aria tedesca “con la testa a uovo” (cit. moglie) si avvicina al buffet e prende due mestolate di stufato di fagioli, una patata lessa e due cucchiai di uova strapazzate, tutto rigorosamente impilato in verticale nello stesso piatto, poi va al banchetto dei dolci e prende due croissant al cioccolato. Arriva al tavolo, si siede, e per poco non sputo il caffelatte mentre questo senzadio puccia le brioches nel sugo dei fagioli a mo’ di pane.

Mi son dovuto fare una grappa ai datteri alle 9.30 per cancellare l’immagine di quel tizio che faceva scarpetta con l’ultimo pezzo di brioche.

Ambizioni

In aeroporto due tizie dall’aria fighessa, french manicure e pettinatura da cento euri, parlottano mentre facciamo check in, e una fa all’altra, con cadenza à la Principessa Sissi ma gesticolando come una verduraia ubriaca, “Sai, credo che in albergo parleranno di noi ancora per almeno una settimana”. Soprattutto, festeggeranno a champagne il compimento della migrazione delle oche.

Poubelle cuisine

Il tizio sarà sui 35 anni, pare un inglese, ma forse è solo una sensazione procurata dalla statura, dal colore dei capelli e dalla pelle chiara. Si avvicina al buffet del pranzo, sezione pasta, inforca una porzione di spaghetti alla dio-ci-liberi, annaffia con sugo slavato, poi sciabatta fino alla sezione secondi piatti, ghermisce il cucchiaio e versa sugli spaghetti una dose di manzo in salsa da sfamare un adolescente. Oh, toh, le polpettine di tacchino, massì, mettiamone una mezza dozzina sopra il manzo. E quelli cosa sono? Spinaci in crema con uovo sodo? Bene, una cucchiaiata sopra a tutto il resto.

Ciondola verso il tavolo con quella natura morta in una mano, nell’altra sei fette di schwarzbrot e due porzioni di burro. Lo osservo a distanza mentre finisco il mio pesce spada, apre le confezioni monodose di burro e le aggiunge al già insostenibile piatto, dando con fare elegante una rimestata pulp a quello scempio. Passa qualche minuto, mi alzo, prendo un dolcetto dalla sezione “cornucopia di carboidrati e lipidi”, torno al tavolo e mi rimetto a osservarlo. E’ all’ultima forchettata, s’è mangiato tutto.

I coccodrilli, a quel punto, avrebbero lacrimato. Amaramente.