L’idraulico di Satana

Un amico mio fa l’idraulico, e come tutti gli idraulici non è che ci è nato, anzi secondo me la sua vocazione era di fare l’incursore del San Marco. Ai suoi esordi come lavoratore autonomo però aveva tanta buona volontà e uno spiccato senso del dovere, nonché una certa capacità di arrangiarsi nelle situazioni più abominevoli che si presentavano al suo cospetto di debuttante allo sbaraglio.

Accadde un giorno che la madre superiora di un noto convento di suore qui in zona lo chiamò per un problemino, e lui si precipitò col suo furgone (una Regata famigliare con marmitta a strascico e metastasi rugginose in ogni piega) stracolmo di ferraglia e zelo. La madre lo portò al secondo piano, dove stava un gabinetto alla turca indubbiamente intasato, e gli chiese se poteva fare qualcosa. Lui, che non era mica stupido, dedusse immediatamente che, a dispetto delle sue credenze, anche le suore la facevano, e quanta. Le disse “Tranquilla, sorella, ci penso io”. Lei si raccomandò solo di lasciare pulito al termine del lavoro, visto che avevano da poco risistemato quel piano, con tanto di piastrellatura nuova su pareti e pavimento e imbiancatura dei soffitti. Lui, pollice alzato, scese a prendere gli arnesi sul suo furgone e si mise all’opera.

In determinati istanti della vita a tutti può capitare di avere un’idea meravigliosa, e lui ne ebbe una proprio in quel frangente. Estrasse il compressore portatile, vi collegò la sonda per i tubi da dieci metri e cercò il pozzetto di spurgo nel cortile, all’altezza del pianterreno. Sollevò il tombino, infilò la sonda, dentro dentro fino a che non la sentì fermarsi, poi chiuse il tubo con della speciale gommapiuma non traspirante per evitare lo sfiato dell’aria, e aprì la valvola, di getto. In quel momento udì un soffio fortissimo che sputò fuori la guarnizione dal tubo, e si rese conto di essersi dimenticato il pressostato del compressore sulle 12 atmosfere, dopo averlo usato per soffiare alcuni filtri il giorno precedente. Senza battere ciglio chiuse la valvola, sfilò il tubo, richiuse il tombino, andò al secondo piano, aprì la porta del bagno e non so bene cosa pensò davanti a quello spettacolo, ma quando me lo raccontò descrisse la scena “come se fosse esplosa una bomba in un pozzo nero” (qui lascio alla vostra immaginazione). Tirò lo sciacquone, vide che funzionava, scese al pianterreno con tutta tranquillità e caricò gli attrezzi in macchina. La madre superiora si avvicinò e gli domandò se il problema fosse risolto, e lui sorridendo disse “Tranquilla, sorella, è tutto a posto, è stato così facile che guardi, come buona azione non la faccio neanche pagare”.

Se ne andò fra le benedizioni della sorella, felice di aver fatto un buon lavoro e un gesto caritatevole al convento. Seppe solo molto tempo dopo del circolare di certe voci su un’apparizione di Satana al convento, e della scena apocalittica che si parò di fronte agli imbianchini chiamati per ritinteggiare un bagno del secondo piano.

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