Gino e il sasso
Questa è la storia di un sasso che stava in mezzo alla strada. Era un sasso tondeggiante, liscio, grande come un mandarino. E non era proprio in mezzo alla strada, ma al centro di una corsia, e tutte le auto che passavano in pratica non lo sfioravano nemmeno. Era da così tanto tempo nella strada che quasi chi passava di lì lo chiamava per nome, e lo salutava dal finestrino. Poi un giorno passò un grosso fuoristrada, ma non un fuoristrada di quelli veri che servono per andare fuori strada, ma di quelli che costano tanti soldi e li compra chi vuole far vedere di avere una macchina grossa grossa, in pratica una di quelle macchine così coglione che solo i coglioni possono guidare. E, dicevo, passò il fuoristrada coglione con un coglione alla guida, che per non falciare un ciclista a bordo carreggiata si buttò verso la linea di mezzeria e con una delle ruote prese di striscio il sasso, che schizzò via come sparato da un fucile.
Questa è la storia di Gino, uno che amava curare il suo orto. Gino passava i pomeriggi accanto alla piccola serra, zappettando e togliendo le erbacce perché non rovinassero il suo piccolo capolavoro. Aveva una certa età, Gino, ma lavorava ancora di buona lena e il suo orto produceva una varietà di verdure da far invidia ai professionisti del settore. Un giorno, a metà pomeriggio, era lì nel suo orto che zappettava, e fischiettava contento perché era l’ora della semina visto che la luna era nel buono. E mentre apriva la bustina dei semi si sentì chiamare dalla strada, era il suo amico Oreste, in bicicletta, che faceva la solita battuta se si stava bene a spiaggia. Gino ebbe appena il tempo di sollevare la mano in segno di saluto che sentì un rumore sordo nella sua testa, vide scuro per un attimo, gli cadde la bustina dei semi dalla mano sinistra mentre portava la destra al capo. La ritrasse, la vide insanguinata, poi cadde a terra.
Gino morì sul colpo, colpito alla tempia da un sasso arrivato da chissà dove.



Penso che la dovrebbero mettere sui libri di scuola.
Clap.