Il periodo dei monosillabi
Voi siete brava gente e capite subito che il titolo non c’entra nulla. Infatti il mio intento è di parlare di tutt’altro, anche se i monosillabi in qualche modo hanno a che vedere con il mio periodo attuale. Sapete che i grandi artisti, pittori, scultori, poeti e cantori d’arme et amori hanno avuto periodi diversi nella loro vita che li hanno portati ad esprimersi in modo particolare. Picasso ebbe il periodo blu, ad esempio. Leopardi ebbe il periodo triste, lungo una vita, diciamo. Manzoni ebbe il periodo “adesso scrivo qualcosa di veramente palloso che spero fracassi i maroni degli studenti dei prossimi 200 anni”. Ecco, io che sono un troglodita sto vivendo nel periodo dei monosillabi esclamativi con implicazioni di nodosa clava. Da oggi, intendo, perché fino a ieri, come facilmente si evince dai miei post di questa ultima settimana, il manifestarsi delle mie idee apparteneva al periodo dell’espressionismo muto, altresì detto “della cernia”.
Prima che gli animalisti mi denunzino o mi brucino l’auto tengo a precisare che fino a qui ho menato il can per l’aia ma non l’ho colpito poi così forte, anzi l’ho mancato spesso, e poi io non menerei mai un cane, nobile animale, mentre un umano sì, che se uno deve bruciarsi la condizionale lo faccia almeno divertendosi. E non vorrei fare la fine di quello là che a capodanno del 2000 mi disse “Trasecolo” e io pensavo seriamente che stesse trasecolando, e in realtà stava esattamente facendo quello ma con implicazioni diverse da quelle che prospettavo io.
Ok. Il post vero inizia qui.
E’ un periodo che sono così stanco da dover guardare la tv per addormentarmi. History Channel aiuta parecchio, devo dire. Ieri ad esempio, complice un accattivante raffreddorino, ero abbruttito sul divano e stava per prendermi il sonno dei “giusti ancora vivi” quando ho messo sul canale tematico dove c’era uno dei soliti documentari riguardanti la seconda guerra mondiale, quelli dove si cerca di analizzare le mille sfaccettature del periodo più brutto della nostra nazioncella, quello mussoliniano. Non capisco l’attuale proliferazione di questi argomenti, ma è un po’ di tempo qua che dell’asino di Predappio sottolineano il carattere, sminuzzano i risvolti psicologici, riportano testimonianze ogni volta diverse, alcune incredibilmente volte a far credere che stesse per redimersi quando era stato incarcerato. Di fatto ieri, vivisezionandone la storia e le malefatte, lo inquadravano in ogni forma e posizione, e io nel dormiveglia guardavo quella faccia, quegli occhi, e sentivo che somigliava a qualcuno che conoscevo. Poi, tornato in condizione psicofisica normale (ovvero, sveglio al 70%), mi son dimenticato di quello sguardo, quel naso, quel mento prominente e sono andato a trovare mio zio che non vedevo da mesi. Mentre gli parlavo – lui è già anziano e non è mai stato un buon ascoltatore – lo guardavo, le sue espressioni, gli occhi persi nel vuoto, il naso importante, il mento prominente e ad un tratto, appena mi son reso conto che era lui quello che somiglia molto al di cui sopra, o pensato “Oh!”.



Ah! :D
lei è un depistatore, lo sa, vero? e io non sono brava gente!