Tu Slegami
Non chiedetemi perché, ma gallizio mi ha istigato a fare una delle cose più inusitate della mia vita: una prefazione. E il layout del libro Tu Slegami, che vi invito a scaricare in PDF. Se volete, ovviamente.
Tu slegami è un non-viaggio fra l’eco dei metasilenzi. Hackim Bey deve tornare sul suo pianeta ma non può farlo senza le parole, alimento della sua astronave. La necessità di fuggire prima che esploda tutto è effimera, perché non c’è un tutto, non c’è un’astronave, non c’è nessun pianeta. Paradigma della vita, il voler fuggire dal bisogno per bisogno è ricorsivo e suicida: l’antiaccontentamento come stimolo e condanna. Alla fine Hackim ce la fa a distaccarsi dall’esistenza di questo mondo, ma non per raggiungere il suo pianeta in uno spazio-tempo distorto bensì per scomparire, semplicemente, smaterializzandosi in un turbinio di dolorosi versi.
Tu slegami è un omicidio a mani bianche, efferato e inspiegabile, nella pelosità nulla di un mondo arido e incapace di reagire. Come una gradinata dopo una grandinata, spigoli pericolosi su marmi sdruccioli, il dolore della maturazione contrapposto al pericoloso disequilibrio in un inevitabile anelito vitale. Salire, fuggire, decollare per non ritornare, e poi scoprire che non si è mosso un passo, e le ferite che sanguinano copiosamente. Slegarsi da un mondo per incatenarsi a testa in giù nel nulla: il misero destino di chi ha bisogno di trovare le parole già prodotte e non ne sa fare di sue. Non è sufficiente la postura, serve un motivo per andarsene e uno per giungere, senza i quali il viaggio avrà termine nel medesimo punto da cui è partito, ma col danno di molte energie bruciate e rimpiante.
Tu slegami sarebbe da leggere dietro prescrizione medica, da consumarsi lontano dai pasti e dalle eresie degli schemi preordinati, ponendo attenzione a non incespicare nelle trappole del conformismo schifoso e appuntito di cui l’imbecillità inumana dei troppi farisei si nutre.



tolgo i panni del giullare e mi complimento: era da tanto che non leggevo un’introduzione, no recensione, così asciutta ed esaustiva.
La prefazione è bellissma, ma non ho capito niente del libro.
Anche se, si sa, non sono esattamente un fine intellettuale, ecco.
E’ un non-libro, un patchwork grafico minimalista per rappresentare pensieri slegati dalla realtà, dalla logica e dagli schemi classici del narrare. Aprire a casaccio, leggere un periodo e poi richiudere. Questo è il suo scopo, ma anche il totale contrario.
Bella la tua prefazione, bello il libro, mi piace tantissimo :)
Grazie della spiegazione, definitivamente al di là delle mie sciocche esigenze autistiche di linearità
Bellissimo. Grazie. Grazie
solo a me non funzionano i link? :)
Fatto!
:)
Non so dove sono, se ci sono. E, quindi, sono commossa.
(grazie, Sba)
L’a.
l’ho solo sfogliato, il libro, è l’ho trovato denso e saporito.
il prefattore, solito modestino, snocciola metafore altrettanto dense e inattese – la gradinata dopo la grandinata, spigoli pericolosi su marmi sdruccioli – e odoranti di poesia.
io m’inchino, grato del gradito invitomaggio:)
ma dio bono, l’hai impaginato tutto con Corel Draw?
Sì, perchè? Qualcosa mi dice che non dovevo.