Mi aspettavo una reazione diversa dal mio subconscio. Non capita spesso di prendere decisioni così drastiche e di riuscire a tener saldo il timone in un burrascoso oceano di amarezza che ti scoperchia la chiatta. Invece… niente. Di colpo sparisce la rabbia, il veleno si rafferma negli interstizi dei vasi linfatici, l’affanno del non riconosciuto merito si assopisce. A colmare queste assenze arriva il vuoto lenitivo. Nessuno processo, nessun rimpianto, totale distacco dal passato, solo un grande silenzio nel buio del mio animo stanco e ancora sanguinante.
E’ strano, certo. Chi mi conosce sa quanto a lungo sia in grado di arrovellarmi sulla bontà e sulle conseguenze – soprattutto – di una scelta. Avevo anche pensato di farmi un castello, con tutti i sassi che mi sono tirato addosso in questi ultimi anni, considerato quanto peso do all’autocritica e alla flagellazione self made. Mi dicono che sono troppo severo con me stesso, che dovrei imparare a vivere serenamente con la consapevolezza che anch’io posso sbagliare, e che pur con tutto l’impegno pure io posso deludere chi si affida a me. Il tasto dolente, ahimé: il bisogno di soddisfare le altrui aspettative e di ottenere una qualche forma di approvazione è il male che mi corrode l’esistenza.
Scostandosi di poco da questi temi tempo fa si parlava di sbronze col mio direttore, uno dei pochi esseri dotati di credenziali da dirigente che io conosca con fattezze umane, e uno dei pochi al mondo che mi conosce come si conosce un amico. Ne parlavamo, appunto, e io pensavo che l’ultima sbronza l’ho presa a casa sua, una scena vergognosa, patetica. Lui mi dice Son stato due settimane fa in Germania e mi sono ridotto a una larva tanto ho bevuto, e io gli dico Sai, è da quella sera a casa tua che non mi sono più lasciato cadere così in basso, tipo da sette anni ormai. Con uno sguardo serio e minaccioso mi ha detto “Bisogna imparare a perdonarsi, o si smette di vivere”. Sono andato a casa con i lucciconi, come un bambino a cui hanno detto che babbo natale non esiste. Che quando la gente ha ragione io non sono proprio capace di far finta di niente.
Ora devo solo guarire, e il togliermi questa lama dal petto credo sia stato più che un buon inizio.
9 Commenti a “La cura”
Lascia un Commento
Additional comments powered by BackType



smack
Un abbraccio. Forte.
C’era uno che cantava “quando farsi una ragione vorrà dire vivere”. Ecco.
si perdon chiunque, perchè non se stessi?
Vai Sba, vaiiii
Ecco, ora scappa anche a me la lacrimuccia.
l’incapacita’ di perdonare se’ stessi e’ una delle forme piu’ esasperate di narcisismo, al contrario di cio’ che si percepisce, si ha un’idea talmente alta di se’ stessi da non sopportare l’idea che si possa sporcare, cosi’ come fanno gli altri che invece si e’ disposti a perdonare. Ti capisco perfettamente
Perdonarsi vuol dire iniziare ad amarsi. Niente di più e niente di meno.Ed accettare che si possa essere buoni o cattivi, che ci siano le zone d’ombra e quelle di luce.
Go, do it!
/me passa cioccolatino ed abbraccione
auguri di cuore, e che il 2010 sia buono, molto buone con te.
mamma di eio