Il pasto rude (dedicata a Mario Pischedda)

Divoro
la parte e il tutto
presciutto
a mozzi stonati
baguettes
fra calde omelettes

ti stufi
di uova di quaglia
deposte
come occhi di gufi
fra tranci
di tome di paglia
e veli
di bianchi tartufi

Basta!
mi portan la pasta
fra calici colmi
si tasta
prezzemolo
e alìci sì caste
scarpetto
le tracce rimaste
poi goccia
di quel passepartout
viatico
al fine ragout

Occhieggia
la seppia cogli ossi,
serpeggia
la ruta fra rossi
ravàni ad anelli,
campeggia
sul desco imbandito
scolpita
dal prode Talete
di burro
una bianca parete

Kalimba de luna
caramba, è l’una
patire, finire
le laute portate
financo a quella
che subito molce:
l’effimero dolce

Stride lo strudel
su strade di crème caràmel


4 risposte a Il pasto rude (dedicata a Mario Pischedda)

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