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Il mio amico immaginario (di Fatacarabina)

Seconda puntata di “Un blog senza autore”, nel senso che son via di testa in questi giorni e non ho carburante per produrre frasi comprensibili e argomentare concetti. E come nei migliori sogni, quando hai delle difficoltà, gli amici ti vengono incontro e scrivono anche per te. Sono quei gesti gentili e sinceri, quelli che ti fanno sentire meglio e, per un paio di giorni, ti fanno posare la mazza con cui avresti voluto sfasciare tutto. Pertanto, cara Fata, grazie.

Io ho un amico immaginario.

Non l’ho cercato io, mi ha cercato lui. Un giorno all’improvviso mi ha parlato e da allora io mi sento un pochino più serena, perché come da bambina cercavo protezione nell’orso Teddy, da grande io c’avevo bisogno di un amico immaginario, che mi sorvegliasse da lontano, che mi dicesse se faccio minchiate e che con me ridesse e giocasse.

L’amico immaginario te lo immagini come vuoi e io quell’amico immaginario me lo ero sognato guardacaso moro e invece è biondo.

Me l’ero immaginato grande come un albero e infatti lo è ma non tanto quanto un baobab, anche se fa ombra.

Me l’ero immaginato con il vocione e invece ha una vocetta simpatica, da folletto.

Io con lui mi immaginavo che quando lo vedevo non avevo manco un pochino di timidezza e infatti quando l’ho visto, la prima volta che mi è apparso, io gli sono andata incontro e l’ho abbracciato ed ero tutta contenta che fosse così.

La mia immaginazione va sempre oltre, io mi faccio i film, e ovviamente se hai un amico immaginario, una come me si fa il sequel e pure il prequel, e lui, che è vero amico immaginario, non solo si diverte ma è capace anche di indicarmi la retta via, di ricordarmi che magari sbarello, di dirmi, senza manco un pelo sulla lingua, che a volte sono di un possessivo e di un eccessivo fastidioso, che esistono le libertà individuali e che il mio bene non diventa più grande solo perché lo dico io.

Poi stappa una Tabachera, mi guarda, e fa quel rumore che gli esce da dentro la pancia, che io la prima volta che l’ha fatto ho pensato che andava bene per mandar via tutti gli stronzi, insensibili e cafoni che incontro per strada.

Io il mio amico immaginario sapevo che era bravissimo con i giochi di parole, un genio, sapevo che era un cultore del viver bene, poi ho scoperto che ha un cuore grande come un appartamento e ci si sta tutti comodi dentro. Io sapevo che era forte, poi ho scoperto che assomiglia tutto a suo padre.

Sapevo che era buono, ma poi l’ho visto fare il pane, impastare l’acqua e la farina.

E se uno sa fare il pane, di lui ti puoi fidare.

10 risposte a Il mio amico immaginario (di Fatacarabina)

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