Il pranzo dei coscritti
E dire che quella mattina era iniziata bene per me, orso dalla nascita, tendente al voler esercitare il predominio sul branco a costo di non avercelo neppure, un branco. Settimane di istigazione di mia mamma mi convinsero ad andarci, a quel dannato pranzo, e la forza di quella convinzione – frutto della potente capacità esortativa della genitrice – mi rendeva pure felice di parteciparvi.
Indossai la giacca nuova, comprata il giorno prima, un tessuto splendido preso in saldo in un magazzino di abiti da uomo. Stava bene quel colore sui miei jeans preferiti, anche se la cravatta fantasia non era proprio un taglio di pregio. Mi incamminai verso il paese, ché la macchina non ce l’avevo ancora, intento a raggiungere tutti i miei coetanei nella piazza principale. Ci diedero la coccarda, sfilammo per le vie del centro con la banda jazz (una novità per l’epoca). Io mi aggregai con quei pochi ex compagni di scuola che non mi avevano ancora disconosciuto dopo sei anni di collegio. Era in effetti la mia prima uscita pubblica dopo la clausura, sapeste che imbarazzo… Mi ambientai fra gli sfigati, i nerd, gli unici che mi rivolsero il saluto, sciogliendo in parte il mio imbarazzo e prendendo un po’ di colore in volto alle prime risate. La messa per la benedizione delle leve sul sagrato del santuario pareva una formalità decisamente mal recepita dai più, che avevano già puntato il banchetto degli aperitivi snobbando il rito. In condizioni già poco raccomandabli ci spostammo poi al ristorante, se mai un solo essere umano al mondo avesse potuto definirlo tale.
Il pranzo era un misto di schiamazzi e cibo da caserma servito da personale scazzato. Le bottiglie di Pinot bianco sul tavolo, rigorosamente di sottomarca, interrompevano appena la vista verso il commensale seduto di fronte. Dopo una serie di antipasti da gastrite eravamo in attesa dei primi piatti, e date le premesse, non certo in trepidazione per chissà quali leccornie. La musica di sottofondo passava le hit del momento, con un intercalare, non senza un po’ di sorpresa, di Wasted Years degli Iron. I discorsi vertevano su argomenti misti fra ricordi di scuola e il nulla prodotto da sei anni di assenza dalla vita sociale. Il metanolo il Pinot aiutava la dialettica e stimolava le risate, quasi tutte crasse, sguaiate e fuori luogo.
A quel punto si avvicinò la cretina, con un cesto di roselline.
“Che cos’è quella roba? ” domandai, con un garbo equiparabile alle migliori interpretazioni di Tomas Milian.
“Sono rose, ne diamo una a testa ai maschietti che così la offriranno ad una fanciulla di loro gradimento” rispose la cretina, con un sorriso di chi ha già imparato a badare ai coetanei ubriachi.
Scoppiammo a ridere tutti nel nostro settore di tavolo, poi ci venne consegnata la rosa. Il mio vicino, decisamente su di tono, la spacchettò dalla pellicola trasparente e ne morsicò i petali sputazzandoli sul tavolo fra le risate convulse della cricca di deficienti di cui faceva parte, me compreso. Io la presi e per la prima volta da quando ci eravamo seduti mi voltai alla mia sinistra per vedere se c’era qualche esemplare femmina. La sedia accanto alla mia era vuota e il posto immediatamente contiguo era occupato da una ragazza bionda con un abitino verde smanicato. Mi dissi “Questa mi pare di conoscerla, ma che ci fa qui? Non è più vecchia di noi? Boh…”
La chiamai picchiettandole la spalla, si voltò, le dissi “Tu sei Monica?”. “No, sono Michela”. Con la faccia a punto interrogativo, obnubilato dal Pinot da cartoccio le porsi la rosa dicendole “Toh, se sei una ragazza prenditi questo”. La prese, si voltò verso la sua vicina e mi ignorò per il resto della giornata.
Cinque anni dopo ci sposammo.



:)
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Quel che rimane un mistero è e sarà chi ha messo su gli Iron Maiden e perché, e quale influenza possa aver avuto questo sugli eventi che son seguiti.
Gran bel finale, comunque.
A presto rileggerci (e mi accorgo ora che dopo quelli che son ormai mesi di frequentazione online è la prima volta che le lascio un commento sul blog, mehercles)
Grazie Maestro, è un onore averla qui. Il finale, le rammento, è ancora attuale :)
Pezzo esemplare, chapeau.
(Ho riso e anche un po’ no… la cretina!)
che coup de theatre, che coup de foudre, che coup de cul…
non solo te s’è sposato, ma te sopporta ancora:D
(te credo, sei merce rara.)
Bella storia, mentre leggevo mi è preso un colpo perchè in playlist avevo Wasted Years…….
Penso che l’avrei sposato anch’io uno che ti offre una rosa in quel modo!
:)
bello il pezzo e magnifico il finale, purchè non finisca. auguri