Esegesi della legnaia
Oggi ho fatto l’ennesima legnaia, che l’inverno scorso è stato così debordante da trasformarmi in un isterico nonnetto prevenuto. E fare la legnaia è una cosa che non tutti hanno la fortuna di provare, chi vive in città da sempre la legnaia non l’ha mai fatta, non sa nemmeno cosa sia una legnaia. Dicevo, fare la legnaia è un’esperienza che tocca molti aspetti dello scibile umano, filosofici, mistici, aritmetici, geometrici, tantrici, catartici.
Intanto la legnaia è fatica, e la fatica, lo sforzo, portano spesso la capacità cerebrale a dei livelli non raggiungibili in normali condizioni. Alcune testimonianze riportano di uno sdoppiamento del pensiero, addirittura, anche se a tutt’oggi non mi pare siano mai stati condotti studi in laboratorio sul fare la legnaia e i suoi effetti sul fisico e sulla psiche umana. A dire il vero ci sono testi su un esperimento condotto nel 1959, quando provarono a fare la legnaia in galleria del vento, ma non sono rilevanti in questa sede.
Mentre fai la legnaia ti vengono in mente le più assurde metafore sulla vita, credo sia per via dello sforzo, o della birra che bevi per dissetarti, che far la legnaia manda un caldo addosso che non vi dico. A me, guardare la catasta disordinata di pezzi di legna, mi fa venire in mente la teoria del caos, e poi a guardare la tettoia ancora vuota dove dovrai stipare la legna in bell’ordine, mi fa venire in mente diversi richiami religiosi corredati di coloriti aggettivi. Ma lì interviene la tua maturità, la tua tenacia, e allora inizi a riempire la carriola, e continui a metaforizzare sul modo con cui stai mettendo i pezzi nella carriola. Se li metti male, ce ne stanno pochi. Se ne metti troppi e male, cascano per strada. Se li metti bene ce ne stanno molti ma poi fai una faticaccia a portarli. Come nella vita, devi trovare il giusto punto di equilibrio. Come nella vita, vorresti avere qualcuno che lo fa al posto tuo, lasciandoti più tempo per metaforizzare.
Poi li porti sotto la tettoia, e inizi ad impilarli, e li devi mettere bene anche se si tratta della fila che rimarrà in fondo e nessuno vedrà, e dici ma chi cacchio me lo fa fare di metterli bene che tanto non li vedrà nessuno? Ma poi ragioni, bisogna ottimizzare lo spazio, bisogna elevare la pila in modo che la legna non ti caschi in testa quando la dovrai riprendere. E poi, la prima fila che fai sarà anche l’ultima che brucerai, e allora quando arriverai lì penserai cazzo, ho finito la legna, però come l’avevo messa bene. Insomma, spunti per un sano autocompiacimento.
Mettere bene la legna è un’arte, puoi studiare anche anni ma col cazzo che riesci a mettere la legna in modo che stia su da sola. Sei architetto? Dai, giochiamoci 150 euro che tu, a 40 cm da terra, sei già storto come un guard rail incidentato. No, la legna va messa bene e ti ci devi applicare. Poi c’è l’aspetto estetico, oltre a quello strutturale. Se la metti bene e fai il figo cercando di fare una facciata liscia, dritta e ben assemblata, chi sa fare una legnaia quando la vedrà dirà cazzo questo qui sa fare la legnaia, sicuramente è uno che non ha passato molto tempo a studiare ma piuttosto a far su la legna. E sicuramente sarà uno che sa badare ai suoi affari, e saprà come condurre una casa, che ci vuole applicazione, rigore, rettitudine e una notevole abilità a far incastrare i pezzi buoni con quelli brutti. Come nella vita, ma con la legnaia pare più semplice.
La legnaia la fai con quello che hai nella carriola. Se hai preso solo pezzi belli, ben spaccati, con sagoma regolare e più paralleli possibili, allora farai veloce ma avrai una legnaia poco stabile. Se prendi solo pezzi piccoli, rotondi, brutti e storti, ci metterai una vita a tirar su la pila e non reggerà per molto. Devi saper prendere i pezzi, un po’ piccoli, un po’ grandi, qualcosa di storto, qualcosa di tondo, qualcosa di bello e squadrato. L’insieme di questi pezzi darà stabilità alla legnaia, perché ogni pezzo è un completamento di ciò che manca ad un altro pezzo, e tu sei il maestro che compone il mosaico e devi miscelare sapientemente i tasselli. Sì, anche qui c’è la metafora: pensa se tutti fossero ingegneri.
Se stai facendo in fretta spesso capita che un pezzo cada, e di solito la legna essiccata tende ad avere un lieve rimbalzo quando tocca terra dopo esser caduta da oltre un metro. Il rimbalzo avviene sistematicamente verso le tue caviglie, o tibie, è un dato di fatto. Qui di metafore non ce ne sono, ma finito di bestemmiare puoi toccare picchi mistici che si sfogano con il componimento di uno storpionimo: legnahia.
Completo questa esegesi della legnaia dicendo che adesso che è finita vorrei farla vedere a tutti, ma sbrigatevi che l’inverno, finalmente, è alle porte.



e pensare che questa opera d’arte che ha richiesto sudore e sacrifico, ed è costata molte madonne corredate di coloriti aggettivi, fra poco tempo non ci sarà più e dovrai ripensare ad una nuova legnaia, e poi ancora e ancora… ma perchè non accendi, invece, i caloriferi? :D
Ma vuoi mettere alla sera, accucciati sul divano, col camino acceso e il crepitar di fiamme? E vuoi mettere che coi caloriferi spenderei tipo il doppio?
m’inchino. no, non applaudo, m’inchino in awe and silence.
Molto ma molto bello questo post.
schegge di paura lo sottotitolerei ( a nordest “sgresende de caga”)
Più ancora della legnaia a me è sempre piaciuto quello che in italiano non so come si chiami, ma qui da me si chiama lignè, che poi sarebbe il progenitore della legnaia: il mucchio di legna ordinato prima che venga tagliato in pezzi da mettere nella legnaia.
Che ha anche lui tutti i suoi meccanismi di fatica ed ordine e forse più che la legnaia trasforma magicamente il caos in ordine.
Forse mi piace così tanto perché mio nonno mi ha sempre detto che ero il più bravo della famiglia a stare lassù e mettere in ordine i rami e i tronchi ed io ero orgoglioso.
Poi ho capito che probabilmente il suo era un bel modo per farmi salire a lavorare senza lamentele.
Ma sono rimasto orgoglioso lo stesso.
caro sba,
stai tranquillo che verremo tutti a vedere la bellissima opera quando tu ti offrirai volontario (perché lo farai, sai) per ospitare il bagnacauda2.0
gne gne
foto foto foto
;-)
Leganaiafetish
PS
ottima la bagna
bel post e bellisimo immaginarti davanti al camino in dolce compagnia.
ti assicuro che guardare il calorifero anche in dolce compagnia è un’altra cosa. per non pensare al quasi infarto all’arrivo della bolletta.
@Signoradicampagna, lei è una persona saggia :)
@legnaiafetish, anche lei, il nome dice tutto :)
@Elena, per fare un Bagna-camp ci vogliono adepti professionisti, non è una cosa che si può buttare su con dei principianti. Insomma, fra le tecniche di seduzione, la bagna cauda è la più audace.
@Dott. effemmeffe: quello sul “ligné” (che da noi si chiama anche “tesata”) è un lavoro pericoloso e richiede forza, equilibrio e agilità. Non è una cosa per tutti insomma (e like al nonno, avrebbe potuto tentare una carriera politica)
@vix e soglia: mi stupisco sempre più dei vostri gusti :)
@splendido, c’è un dettaglio non da poco. Mentre fai la legnaia non hai paura, è quello che ti frega. Il tuo corpo rilassato, con la mente che vaga filosofeggiando, è bersaglio facile per i ciocchi impazziti. Sei privo di difese proattive, ecco.
io mi offro come cavia per il Bagna Cauda 2.0
per il resto… non ho capito come avevo fatto a perdermi sto post.
sciapò signor Sba che in francese sciapò vuol dire cappello. che non è che adesso ti incazzi era un modo per dire, tipo, tanto di cappello, complimenti. hai capito? bon! :)
Mi son ricordato solo ora che avevo commentato qui e son venuto a rileggere la mia perla e ho trovato che mi chiami dott. e mi chiedo perché, boh?
Comunque a stare sul lignè non ci vuol per forza sprezzo del pericolo ed agilità: io son sopra al quintale e mi hanno usato come prototipo per fare i bradipi, quindi due son le cose, o la tesi è sbagliata o mio nonno avrebbe potuto fare il capo del mondo, non solo il politico.
Ah, a bagna cauda 2.0 voglio venirci pure io!
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