A 12 anni mi sedettero su uno sgabello, davanti a un pianoforte, col Beyer aperto sul leggìo, e cercarono di farmi imparare a fare le scale. E in due mesi le scale le facevo eccome, 4 gradini alla volta, ma non sulla tastiera, però veniva fuori una Per Elisa di Beethoven davvero ispirata.
A 15 anni mi sedettero sullo sgabello di un Serassi, col Bungart aperto sul leggìo, e la cosa mi piaceva un tantino di più. L’organo era in una chiesa, e potevi esercitarti due ore la settimana, e mi piaceva. La pedaliera tirava certi bassi che vibravano le decorazioni di quel luogo di culto.
Il Bungart lo imparai circa dieci pagine. Poi qualcuno non trovò adatto all’ambiente l’attacco di “A whiter shade of pale”.
Mi iscrissero a dattilografia.
7 Commenti a “Talenti immaturi”
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dovevi nascere in irlanda (cfr. the committments)
Oscurantisti!
ma se al matrimonio di un mio amico ho fatto Let it be!
Credo sia stato più per “we skipped the light fandango” cantato quasi in falsetto
Oscurantisti! ha ragione Simple
Quindi alla fine suoni niente?
Io facevo quasi centoventi al minuto in dattilografia e sorridendo all’autovelox.