Vabbé, non ho argomenti nobili da divulgare o approfondire, quindi ritorno sul mio ciondolare in rampichino per poggi e colli. Oggi sono andato a Madonna del Colletto, e non mi sono divertito per niente. La salita è proprio in salita, ma proprio tanto, ci era passata anche una tappa del giro di dopalia (come testimoniano le foto). Il fatto più grave è che mai come oggi sono arrivato a casa con un intollerabile dolore alla zona deputata a poggiarsi sulla sella. Come se avessi cavalcato un toro meccanico che sulla schiena aveva un materasso da fachiro. E, come se non bastasse, sono tornato a casa stanco, svuotato di ogni energia. Come avevo anticipato, 665 metri di dislivello e 30 km totali è un tiro notevole per un cerebrobeso come me.
Unica nota positiva, che non so ancora se attribuire all’onirico, al metempirico o al reale: sul colle, a 1305 metri, dalla strada opposta a quella che avevo fatto in salita è arrivata una donna, bella, bruna, atletica, con dei fus fous fusò insomma con quelle tutine aderenti color turchese che evidenziavano una struttura muscolare ben definita, e vagamente sexy. Ci siamo parlati due o tre minuti, aveva una voce suadente, quasi ipnotica.
Mi ha fatto piacere, pur standole a distanza a causa del sudore e della puzza di facocero in calore che emanavo.
Se non è stata una visione, la prossima volta mi porto almeno un paio di salviettine. Che lo champagne, nello zainetto, non so se regge fino lassù.
2 Commenti a “Il fattore C e le visioni sexy”
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Ma perché la mora coi leggings (fuseaux mi fa vintage) sapeva di mughetto o per caso condivideva l’odore sacro della fatica?
Era appena arrivata in cima, porella, se inalava il mio “eau de carogne” mi sveniva sul posto…