Fare il maiale in ufficio

Sette di sera, devo andare in bagno, azione per la quale sono costretto a percorrere tutto il corridoio degli uffici. Ci sono ancora luci accese qua e là, passo oltre l’ultima porta, svolto verso i bagni e vedo aperta la vetrinetta dell’ufficio spedizioni, quella da dove vengono consegnati i documenti agli autisti. Mi affaccio, ficcando la testa dentro allo sportello scorrevole, c’è un’ultima impiegata alla sua scrivania, di spalle rispetto a me. Mi metto allora a fare il verso del maiale, non oink oink, proprio la grufolata classica, quella faringea, cercando di essere il più credibile possibile. Lei sobbalza sulla seggiola con un urlo di spavento, poi si volta e scoppia a ridere, e io continuo a fare il maiale, e lei continua a ridere fortissimo.

Poi smette di ridere, diventa rossa come una bandiera cinese e accenna a voltarsi verso il computer, in preda alla vergogna. Io faccio ancora un paio di grufolate, lei non si volta. Allora estraggo la testa dallo sportello e, appena mi volto, mi trovo faccia a faccia con il direttore generale, serio come una statua. Gli dico, serio, “buonasera ingegnere”, lui scoppia a ridere convulsamente e mi molla una pacca sulla spalla dicendomi “Facciamo le porcherie in ufficio eh? Bravi, bravi”.

Poi non ricordo se se n’è andato lui o se in preda all’ansia sono riuscito ad attivare il teletrasporto.

4 risposte a Fare il maiale in ufficio

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