Edificazione di un’amicizia
Nonostante Cicerone abbia già ampiamente divagato sulle implicazioni filosofiche di questa parola e scassato le balle agli studenti di mezzo mondo costretti a tradurne i concetti per garantirsi un 6, torno sull’argomento per l’ennesima volta, esortando il gentil lettore ad esprimere le sue opinioni in merito. Saranno utili per capire se devo iniziare ad ordinare una camicia di forza della mia taglia.
Trascorro settimane intere pensando a cosa serva trascorrere settimane intere pensando. Mi accorgo del tempo che passa dal colore che prende il colletto della mia camicia, e da quanto mi venga da grattarmi la nuca mentre sistematico continuo a clicchettare i polpastrelli sui tasti. Mi guardo allo specchio solo al mattino, quando sono certo che l’occhio assonnato non riesce a scorgere angoscianti dettagli dello sfasciume cellulare di cui sono poster. Altro che rockstar, altro che parete nord dello Shivling, fanculo il Nirvana, sono un riassunto di epidermide inflata di lipidi, pochi ridicoli peli a mo’ di contorno, come cime di rapa mal assortite accanto a un brasato di fassone.
Scrivo a me stesso, curando perversamente la forma col timore di non riuscire a capirmi. Mi duole il nervo scettico mentre compio questi atti osceni di libidine cerebrale in luogo pubblico. Insisto ma non resisto, mi paro ma non mi sparo, mi sento solo e stupido quando sono a tu per tu con quell’insopportabile, stupido me stesso. Potrei sempre smontare un termosifone dal salotto, cospargerlo di pasta d’acciughe e lanciarlo dalla finestra, ma avrebbe la stessa parvenza di un gesto poco sensato. Nemmeno se l’esprimere concetti in questo modo fosse sintomo di lucidità…
Ho il vago sentore che tutto scaturisca dall’avvicinarsi delle ferie. Che strano, quest’anno non mi sono successi disastri particolari, godo di relativa salute, non ho perso parenti o amici causa tomba, eppure riesco lo stesso a sentirmi una mosca bianca fra l’insettaglia nera che si prepara alle vacanze. Vorrei tanto una schermata blu chiarificatoria, con scritto che c’è stato un “errore irreversibile nel modulo kernel32 all’indirizzo &FE80013B“, dalla quale mi sia consentito di salvare con nome e riavviare il sistema, anche in modalità provvisoria. Niente di tutto ciò. Trascino il mouse come se lo stessi accompagnando a fare le cacchette sul tappetino neanche tanto erboso della scrivania della mia vita.
Vorrei avere l’umiltà di ammettere che tutto sommato non è male avere l’umiltà di ammettere che tutto sommato non è male avere l’umiltà di ammettere che… [potrei andare avanti per n³ Mbytes, col risultato di spazientirmi]. L’umiltà è un pregio, non una malattia. L’umiltà è il fulcro su cui conviene poggiare i rapporti, fra questi l’amicizia. Strano, questa parola suona come un osceno borbottio da reflusso gastroesofageo, forse è colpa del dizionario che ho ingoiato dando errato peso alle frasi fatte secondo le quali il corretto lessico è “nutrimento intellettuale”. Non mi è mai stato indicato con che cosa andava consumato, il lessico, nemmeno una ricettina di spunto, o un rosso corposo piuttosto che un bianco amabile ad accompagnare. Improvviserò.
L’amicizia è frutto dell’umiltà di ammettere la nostra necessità di sentirsi considerati. Un decisamente più giovane di adesso Woody Allen diceva che “il bisogno di essere benevoluti ad ogni costo è geneticamente innato, e non socialmente acquisito, al pari della capacità di assistere dall’inizio alla fine ad un’operetta“. Io aggiungerei che, oltre ad essere una necessità innata, la benevolenza è il fondamentale motore ibrido dell’animo umano, se escludiamo dalla definizione di umano coloro che si accoppiano con i cinghiali. Riassumendo, nell’edificazione di un rapporto di non scontata umanità, la benevolenza costituisce le fondamenta, roccaforte di plinti stabili dove l’unico ad essere armato è il cemento, e tutti gli altri si arrendono. Su queste solide basi si vanno a costruire solenni muri con mattoni di umiltà, terminando l’opera con un ermetico tetto di pazzia.
Per l’impianto elettrico dovrete aspettare.



boh
yes
amicami
quando scrivi le cose serie, ostentando il fatto che non ti prendi mai sul serio, sei seriamente toccante.
sempre onorato della sua conoscenza, NH Sba, sempre onorato.