Recensioni in recessione
Stasera mia moglie mi fa “Ma dove hai messo quel libro che in copertina aveva quel disegno strano con un tizio sulla croce?“. Io ho sorriso e le ho ricordato che, a causa degli addobbi natalizi che aveva ficcato ovunque, avevo dovuto usarlo per sollevare di qualche centimetro il decoder di Sky altrimenti il telecomando non funzionava.
Questa premessa serva al lettore (di seguito chiamato amichevolmente “ghiandocefalo” 1) per capire qual’è il mio concetto di lettura. Non che sia solito lambire tali primitivi livelli di scemenza, anzi, sostanzialmente apprezzo un libro per vari motivi ben più nobili di quelli prettamente strumentali sopra citati: a mia parziale discolpa dirò che trovo interessante il titolo, o la dedica in seconda di copertina, oppure la brevità e, non ultimo, il potenziale contenuto. Di rado, molto di rado, bado alle recensioni, all’autore e men che meno all’editore. Vado a naso, vittima di quell’insensata carenza di tempo che uccide anche i migliori propositi di accrescimento culturale.
E’ altresì da considerare un buon alibi la modalità con cui il mio groviglio di neuroni interpreta il segnale ottico e lo distribuisce agli scarsi alveoli intellettivi nel retrobottega: scansione carattere per carattere, forma per forma, suono per suono, e composizione della frase in post produzione. Questa deformazione fa sì che la lettura diventi un lavoro stancante, e che anche il più ispirato testo intriso di profondi sentimenti si trasformi in arida manualistica di corredo.
Di qui la necessità di leggere testi easy 2, possibilmente con un ROI a breve termine. Del resto sono un informatico, non si può pretendere che sia anche culturalmente evoluto: il mio cervello galleggia in un liquame saturo di pessime abitudini e difficilmente si prende la libertà di istigarmi a leggere senza esigere un immediato ritorno utilitaristico.
Vabbé, divagazioni che, in quanto tali, mi stanno portando fuori contesto. Ciò che volevo dire – ed è un evento – è che ho appena finito di leggere “Greetings from” di Sergio Pilu.
[recensione mode = ON]
E mi è piaciuto un casino.
[recensione mode = OFF]
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1: Come già manifestato altrove, ritengo che una persona sana di mente abbia serie difficoltà a seguire questo blog, al ché deduco che i frequentatori di questi lidi abbiano immeritatamente beneficiato della legge Basaglia.
2: Quando dico easy intendo “roba altamente assimilabile”, e non “robetta”. Detto da uno che fa fatica a leggere Pennac, avete capito benissimo.
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Troppo buono, eh [grazie].
scusa, Basaglia, ma ROI cazzo vuol dire? devi capire, io oltre ad essere un glandicefalo o anche balanocefalo, tendenzialmente scribacchino prezzolato per putride reclames, non ci capisco un cazzo dei vostri acronomi da informatici, n’est ce pas?
me fai sempre ride, comunque :-D
ROI sta per Return Of Investment, è una di quelle cose che a noi informatici ci fanno calcolare ad ogni progetto nuovo e poi, dopo che ci hai perso le notti sopra, non approvano il progetto “che tanto per ora non ci serve”.