A night with… (continua)

Siamo arrivati con buon anticipo, che non è che a Torino sono tutti lì pronti a lasciarti il parcheggio libero. Durante il viaggio Ugo (Oogle) mi racconta degli squali visti in immersione nel Mar Rosso, e dei livelli di brevetto che bisogna avere, e i delfini che dormono coricati sul fianco. E io ci voglio bene a Ugo, ancor più questa sera che mi ha accompagnato nel viaggio senza sapere nulla della meta. E ho ascoltato tutti i suoi discorsi. E ha portato il suo navigatore satellitare che io mi perdo anche nel parcheggio del supermercato.

Quindi il posto è qui, il parcheggio è là, che culo, abbiamo ancora oltre mezz’ora di tempo, andiamo a mangiare un boccone. Ci fosse un solo cazzo di bar aperto in zona. Due traverse più in là c’è una kebaberia, squallida che sembra di essere in un quartiere del Cairo. Il tipo, ma guarda te, è proprio egiziano, e mi fa ridere quando gli chiedo “che avete di buono?”. “Kebap è buono”. Non ero mai entrato in una kebaberia. Ho preso la pizza.

Un solo tavolinetto in un angolo, vi è seduta una signora nigeriana che parla al cellulare. Il tizio la fa sloggiare con modi decisamente scortesi per far posto a noi, che tentiamo di rifiutare per non dar fastidio. Lei va nel retro senza smettere di parlare al cellulare, emettendo dei suoni gutturali di chissà quale dialetto africano. Poi guardo la sedia, calcolo la sua capacità strutturale di reggere il mio peso e decido di restare in piedi. La pizza è buona.

Entriamo in libreria in orario, c’è ancora nessuno. Mauro mi abbraccia come se vedesse un vecchio amico dopo anni, invece sono solo due mesi che non ci vediamo. Mi presenta Guido, e a me viene quasi voglia di tornare a casa. I visi monoespressivi mi hanno sempre messo una certa angoscia. Poi una soave donna, Marcella, che chiede a Mauro “ma lui è il famoso Sba?”. Devo averle fatto un’impressione tipo Xavier Bardem nel film dei Coen, cioé sì che piacere ma meglio stare alla larga. (Che io ci faccio una certa impressione alla gente, tipo che oggi stavo camminando sul marciapiedi largo un metro e mezzo e c’erano tre persone che parlavano e si sono scansate come se dovesse passare lo spartineve, o il carro funebre). Ho quindi cominciato a considerare seriamente i motivi per cui io possa essere diventato famoso, e soprattutto quando. Dissipa i dubbi Ugo “Non è necessariamente una cosa positiva”. Appunto.

Iniziano. La luce nel locale è congrua ad ottenere il miglior risultato fotografico quasi quanto sia logica e sensata la posizione della chiesa riguardo all’eutanasia. Ma tanto le foto le fa Ugo, io voglio godermi lo spettacolo. Perché sì, i testi di Mauro li conosco già da qualche mese, me ne sono innamorato fin da subito. Mi incuriosisce cosa possa venire fuori dalla bocca di Guido, che nel suo volto non ha niente di teatrale, se non la folta barba che fa da sipario a chissà quale mente illuminata.

Mauro legge roba di Guido, Guido legge roba di Mauro. Mauro batte Guido 3 a 0. Ma come, mi dicevano essere uno in gamba, invece mah. Mi dico “dai, consoliamoci con la prestazione del Gasparini, in fondo sono venuto apposta per l’Amelia“. Sono venuto -  senza correre – apposta per l’Amelia. E anche se ho già conosciuto Gerardo nelle sfide a ciccopalmo e l’anarchico Armando, volentieri ne voglio rivivere le gesta ascoltandole direttamente dalle labbra del loro creatore. Che la differenza è enorme, se le senti leggere da uno che sa. E Mauro è un dannato capo quando legge. Che poi si capisce che è bravo per patrimonio genetico, lui sembra recitare appassionatamente anche quando parla con te di salame, di disturbi gastrici  o di poppe mollicce. Ci ha il dono, ci ha.

Tocca a Guido. Presenta il componimento quasi senza entusiasmo, poi inizia. Lì capisco. Capisco che mi ero sbagliato tantissimo. Capisco che il vero Catalano è la sua faccia, i suo gesti, la sua voce e la sua poesia, tutto insieme. Non puoi togliere niente. Recita, decanta, incanta. Lo sguardo monoespressivo rimane tale, i gesti e i movimenti sono elementari, quasi robotici, ma funzionali all’intonare delle parole e alla sequenza di frase-pausa-frase-cambio di tono-frase-pausa-sussurro.  Devastante. E noi spettatori ci si piscia addosso con i cavallucci nel cortile, con gli stronzi di cane e les ormettes petittes. Riesco a filmare appena due minuti di recitazione, con tutto che traballa per lo sghignazzare convulso.

I nostri si alternano nella lettura e nella recitazione, circondati da un pubblico in devoto silenzio, silenzio interrotto solo dallo scrosciar d’applausi, dalle risate incontenibili e dal cigolio della porta d’ingresso (che Mauro ha lanciato un’occhiataccia ad una signora che a momenti la fulmina). L’intimità del locale sembra tagliata su misura per quello che è un reading così appassionante, e la platea, la gente, non è quella che passa di lì per caso, ma è quella che ha fortemente voluto essere proprio in quel posto in quel preciso momento, a godersi due ore di immersione nella profondità di tanto eccelsa forma d’arte. Pazzi, consenzienti.

La serata è terminata, come la birra di Catalano. E’ tardino, ci aspettano ancora un centinaio di chilometri per tornare a casa, saluti di rito e i meritati complimenti. Abbraccio il Maurone poi esco, in strada stringo la mano a Guido, “bravo”. Mi guarda, si lascia scappare un sorriso.

9 risposte a A night with… (continua)

  • sid scrive:

    ecco… anch’io ho raccontato della mia serata con Mauro e Guido… solo che il mio post faceva “cacare” (si può dire cacare in questo blog?!?) invece il tuo è una figata. bravo! hai colto nel segno. e ti invidio tantissimo per esserteli rivisti.

  • vix scrive:

    non vedo l’ora, cazzo!
    anche se mauro l’ho sentito leggere in mp3 e concordo – è un capo, ha fatto pure girare la testa ad una collega che lavorava sul computer a fianco a me ;-) – certamente dal vivo sarà un’altra cosa.
    grande curiosità per catalano, e grazie dell’interpretazione interessante che ne dai.
    be’ peccato che stai così lontano, sennò il 20 a Roma sarebbe stata una bella rimpatriata, fra tre persone che non si sono mai incontrate. Tutte e tre insieme, intendo.
    Oh, te l’avevo detto che voglio presentare a Mauro un suo omonimo – mio cuggino (come Elio :-D!) che fa pure il compleanno quattro giorni dopo di lui. Praticamente un clone.

  • Sba scrive:

    @zia sid, non è vero, il tuo post era bellissimo e anche la tua giacchetta

    @vix: quando la tua collega ha cominciato a far girare la testa, hai chiamato l’esorcista?

    :)

  • simple scrive:

    La prossima volta a Padova non mi sfuggiranno (non dopo questo bel post)
    :)

  • vix scrive:

    no ho girato la scrivania, così poteva continuare a lavorare. mica stamo qui a pettina’ ‘e bambole! >:-)

  • marcella scrive:

    allora Sba, tanto perché sia chiaro, la tua fama è legata alle foto del tuo bagno ;)

    sono una personcina socievole, di solito, ma quella sera ero prossima al congelamento: da qui, credo, la mia espressione perplessa in quella manciata di minuti pre-reading. Sì, perché dovete sapere che faceva un freddo spaventoso – fuori, ma purtroppo anche dentro la gloriosa Massena28. E il fatto che Sba non lo riferisca, nella sua bella cronaca, la dice lunga sulla capacità di coinvolgimento dei due fini dicitori :)

  • vix scrive:

    forse la dice lunga sul suo sistema di carburazione ;-)

  • Sba scrive:

    No, vix, certe cose le tengo per gli amici intimi e per gli ascensori affollati :) Piuttosto, Marcella, con gli strati di lardo che mi circondano affettuosamente, come potrei sentire il freddo? Comunque è stato un piacere conoscerti, che si sappia, perbacco!

  • marcella scrive:

    uff fra tutti e due m’avete sciupato il complimento, m’avete…

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