La verità sui dirigenti

Un giorno un giovane dirigente d’azienda, stanco delle solite vacanze da urlo in posti popolati da vip facoltosi, decide di fare delle ferie “alternative”. Telefona alla sua vecchia zia di Cuneo e le domanda se può ospitarlo in campagna per qualche giorno, cosa che lei accetta di buon grado.

La strada sterrata si divincola fra i campi arati e i frutteti, e giunge diritta nell’aia del cascinale. La zia lo attende sotto al portico, si abbracciano e smaltiscono i convenevoli in pochi minuti. “Ti ho preparato la stanza di sopra, quella bella, e puoi fermarti quanto vuoi. Sappi che io devo badare alla campagna, quindi non starò tutto il giorno con te, ma sicuramente vorrai riposarti e questo è il posto migliore”. “Certo zia, mi ci vuole proprio un po’ d’aria buona e di riposo”.

La mattina dopo, esaurita una notte di sonno profondo e rilassante, il giovane dirigente si alza dal letto e scende al piano terra. Trova un biglietto della zia: “Sono andata al frutteto, mangia e riposati, ci vediamo stasera per cena”. Il giovane, appagato da tanta tranquillità, divora la colazione e poi esce nel cortile, osserva gli animali, si siede all’ombra dei gelsi, poi torna in casa, poi sale in stanza, poi torna a basso, poi guarda gli animali, poi guarda i gelsi, poi… che due balle! E’ a riposo da due ore e non sa più che fare, abituato com’è al ritmo indiavolato del suo lavoro e della vita di città. Trova qualche stratagemma per non annoiarsi fino a sera, quando finalmente vede ricomparire la zia in fondo alla strada.

“Zia, domani per favore dammi qualcosa da fare, io non riesco mica a star fermo tutto il giorno, qui sicuramente hai bisogno di aiuto..:”. “Oh, che caro, ma io non mi oso chiederti di lavorare, sei in vacanza, diamine!”. “No dai ti prego, dammi qualcosa di facile da fare, non ti deluderò, vedrai…”.

La zia ci pensa un attimo e poi, un po’ timorosa di offendere il nipote, gli dice: “Senti, ieri abbiamo messo le balle di fieno nel fienile, ma non le abbiamo contate. Puoi magari dargli una controllata, così so anche regolarmi per l’inverno se basteranno o no, va bene?”. “Sì, sì, lo faccio volentieri, grazie”.

La mattina dopo, biglietto: “Sono andata al mercato, torno in serata, baci, zia”. Il giovane dirigente, finalmente investito da un incarico ufficiale, si arrampica sulla scala del fienile e si mette all’opera. Le balle sono tante e sono accatastate così male che impiega tutto il giorno per contarle. Alla sera la zia arriva e lui, fiero del suo lavoro, le fa vedere sul pocket-pc il report del conteggio. “Hai visto che bel lavoro? 237 balle di fieno e qui c’è pure una previsione di consumo a medio termine”. La zia lo elogia mentre si mette a spadellare per la cena. “E per domani, che cosa mi dai da fare? Mi sono proprio divertito molto, mi piace la vita di campagna, ho voglia di fare alre cose”. Lei pensa qualche istante, poi si incupisce, lui la interroga e lei, pudicamente, gli dice: “Un lavoro ci sarebbe, ma non posso proprio chiederti di fare una cosa così”. “No dai dimmi! Qualsiasi cosa, non ho paura di nulla”. “Beh, ci sarebbe da spargere il letame nel campo dietro casa, ma l’attrezzo meccanico è rotto e bisogna farlo col tridente, a forza di braccia…”. “Non è un problema, ci penso io!”. “Come vuoi, se te la senti… ah ti volevo dire che domani sarò giù ai campi di mais, che c’è il turno di bagnatura, e quindi starò via fino a sera”. “Don’t worry, zia, ci penso io al campo”.

Passa la giornata, la zia torna dai campi e prima di entrare in casa butta un occhio al terreno lasciato al nipote da concimare: un lavoro perfetto, il letame è tutto sparso in modo equilibrato ed uniforme. Entra, il ragazzo è al lavabo con le mani sotto l’acqua per lenire il dolore delle vesciche, ma ha il viso e le spalle braciolate dal sole e un sorriso acceso: “Mi sono divertito da matti, grazie zia! Mi piace troppo la vita di campagna! Cosa mi dai da fare domani?”. La zia, che sperava quasi di averlo dissuaso, è costernata di fronte a tanta buona volontà, e gli assegna un compito per il giorno dopo: “Io domani sono giù ai filari di kiwi, dobbiamo fare la potatura, quindi non tornerò prima di cena. Te ti metti lì sotto al portico e separi tutto quel mucchio di patate, le grandi le metti nelle cassette di legno e le piccole le metti nei sacchi di juta, così la settimana prossima le porto giù al mercato e le vendo”. “Va bene, lo farò con piacere!”.

E’ sera, quasi buio, la zia torna molto affaticata dal frutteto, sta per rincasare quando sente un bisbiglio che proviene dal portico. Si avvicina, accende la luce e vede il nipote ancora lì seduto, con due patate in mano, perplesso come non mai. Il mucchio è lì a terra, praticamente intatto. Incredula, addirittura scocciata da quella vista, lo apostrofa dicendogli: “Ma che ti è successo? Mi sembrava di averti chiesto una cosa semplice, che oggi mi sono pure accordata col vicino che domani viene per comprare le patate, e tu non hai fatto niente?”.

Il nipote, abbattuto come un cappone, alza le spalle, non sa come scusarsi, e poi torna a guardare le due patate che ha in mano per cercare di capire se sono grandi o piccole. La zia, sconfortata, commenta: “Eh caro mio, allora è vero quello che si dice sui dirigenti: quando si tratta di contare balle sono dei maestri, quando si tratta di spargere merda non li batte nessuno, ma quando devono prendere una vera decisione perdono il senno e vanno in crisi mistica!”.

[giunta alle mie orecchie da non so chi e quando, sorry, ma non è opera mia]

4 risposte a La verità sui dirigenti

  • gib scrive:

    questa è fantastica :D

  • S.B. scrive:

    Bellissima e tragicaente vera :-)

  • vix scrive:

    grande, grandissimo apprezzamento.
    l’ho letta a voce alta nell’open space dell’ufficio.
    chapeau, come dice un mio amico di cuneo;-) anche se non è tua.

    ps. sarebbe interessante sviluppare una serie di variazioni sul tema per il finale. che dici?

  • Sba scrive:

    Ne ho riscoperta un’altra fra le vecchie email, ma non vorrei inflazionare il prodotto, quindi la posterò più avanti. Come dice SimBia(n)*, anche questa è tragicamente vera :)

    *SimBia(n): non è un sistema operativo per dispositivi mobili, ma un soprannome high tech per il grande Simone Biagiotti, uno dei pochissimi non-parenti che leggono questo blog :)

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