Il miglior vino della stagione
Il mio percorso formativo si è schiantato anni fa contro il polpettone dei Promessi Sposi, quando anche il mio più nobile e ben disposto neurone si è rifiutato di digerirne i melensi contenuti. “Sei un ignorante” direte voi, con la ragione di chi ha avuto il coraggio di devastarsi l’esofago con l’epopea più sopravvalutata della storia della letteratura padana. Il mio metabolismo non ha retto a quella che si preannunciava come un’ubriacatura di Tavernello.
Io sono ignorante, sì, e me ne beo, e da buon illetterato contadino pitecomorfo mi limito a leggere libri e racconti che mi ispirano a pelle. Non bado alle grandi firme (con rispetto parlando) né alla pubblicità, tantomeno alle recensioni di prezzolati soloni. Mi conquista un titolo, o le già apprezzate qualità narrative dell’autore, o la grafica di copertina. Come l’incauto avventore che acquista la bottiglia di vino per il fascino che su di lui esercita l’estetica dell’etichetta. Talvolta resto deluso, altre volte sento il formicolio sui tricipiti (sintomo di estremo coinvolgimento e partecipazione alla narrazione). Se il vino è gradevole, però, lo bevo con maggior soddisfazione, franco della mia scelta azzardata.
Con queste premesse, stasera, mi sono trovato a leggere un racconto che mi ha totalmente assorbito, sia per la storia in sé, sia per la crudezza con cui la stessa è narrata. E, come raramente mi capita, ho sentito quel fremito, quella contrazione delle terminazioni nervose sub cutanee tipica di quando il livello emozionale supera la soglia di guardia. L’ho dapprima buttato giù, assetato. Poi l’ho dovuto rileggere una seconda volta, a sorsi più ponderati e consapevoli, per apprezzarlo in tutto il suo valore narrativo. Non so dire altro, nel mio piccolo. Se mi credete, e se sapete gustare l’intensità di certi sapori, andate anche voi a leggere Leona e l’incantatore di serpenti, di Mauro Gasparini.
La botte è piccola, ma il vino è eccelso.





cin cin!
l’ho assaggiato anch’io e riassaggiato.
grazie per la segnalazione.