Improbabile dizionario

Tu Slegami (ebook)

1° aprile 1965

Dalla lettera di Ernesto Che Guevara ai genitori


Padre da molto tempo non scrivevo più…
sai che un vagabondo
oggi è qui e domani là.
Già dieci anni fa io vi scrivevo addio…
per una volta ancora riprendo il mio cammino.
Padre da molto tempo non scrivevo più…
gli anni sono passati
ma io non sono cambiato.
Forse qualcuno potrà chiamarmi avventuriero,
fino alla fine andrò dietro le mie verità.
Padre da molto tempo non scrivevo più…
la morte non l’ho mai cercata,
ma questa volta forse verrà.
Vorrei farvi capire che io vi ho molto amato…
per voi non sarà facile, ma oggi credetemi.
Padre da molto tempo non scrivevo più…
mi sento un poco stanco
mi sosterrà la mia volontà
Abbraccio tutti voi, un bacio a tutti voi
e ricordatevi di me ed io ci riuscirò.

3 risposte a 1° aprile 1965

  • vix scrive:

    intanto grazie per questo post molto toccante.
    e poi volevo dirti che sorridere sempre farebbe pure bene, certo, ma non è sempre possibile. io credo che l’importante sia esprimere quello che c’è.
    e quello che passa da questo post, che TU hai scelto di postare (scusa il bisticcio)
    è molto profondo. e quello che passa è una grandissima sensibilità.
    che ha un grande valore, anche quando non c’è ironia.

    senza invidia;-) quindi, ma con grande gratitudine.
    :-)

  • Sba scrive:

    Non ho scritto che si tratta del testo della omonima canzone di Branduardi, che ultimamente mi fa compagnia in un periodo non troppo felice della mia vita.

    Grazie, Vix.

  • s|a scrive:

    È molto bello il testo, davvero, molto emozionante. Non so cosa stia succedendo nella tua vita, ma tieni duro, ho imparato che anche i brutti momenti finiscono e che la vita è proprio così, un’altalena continua. Scusa la banalità. Nel particolare poi, il post tocca per me un nervo scoperto, quello del rapporto con i genitori e tutti i “non detto” che uno vorrebbe riuscire a dire senza mai trovare il coraggio e anche quel “mi sento un poco stanco” vorrei a volte riuscire a dir loro, ammettendo la mia debolezza e le mie difficoltà ad aprirmi il passo in quella massa appiccicosa che si proclama mondo (questa è di Cortázar).
    Un abrazo,
    Ste

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